SUNGRAZER – Sungrazer

SUNGRAZER – Sungrazer

Informazioni
Gruppo: Sungrazer
Anno: 2010
Etichetta: Autoprodotto
Contatti: www.myspace.com/sungrazerband
Autore: Mourning

Tracklist
1. Zero Zero
2. Common Believer
3. If
4. Somo
5. Mountain Dusk

DURATA: 35:13

Il trio olandese dei Sungrazer composto da Rutger Smeets (chitarra e voce), Sander Haagmans (basso e voce) e Hans Mulders (batteria) dopo essersi tolto la soddisfazione di aver vinto il contest musicalde “Nu Of Nooit”, con la conseguente partecipazione al Pinkpop Festival, ha da poco fatto uscire anche il primo lavoro discografico dal titolo omonimo.
Solo cinque brani ma che descrivono a grandi e corrette linee il modo di provare e dipingere le sensazioni dettate dal momento dalla band, le influenze di act quali Kyuss, Queens Of Stone Age, Foo Fighters e l’alterata psichedelia seventies dei Doors si fondono esplodendo e implodendo a seconda delle movenze inflitte piacevolmente agli episodi.

In “Zero Zero” la scuola di pensiero Homme si fa strada palesemente e la presenza come musa ispiratrice nel riffato di Joshua sarà più volte percepibile come accadrà anche nella successiva “Common Believer” dove del resto l’amore per la scena di Palm Desert viene tributato anche dalla voce di un Rutger in stile John Garcia.
Un pizzico di Alice In Chains s’incrocia nelle cantrelliane battute iniziali di “If” , il deserto e la pioggia di Seattle seppur tanto distanti riescono ad accomunarsi nell’animo che viaggia attraverso un percorso ricco di wah wah e atmosfere psych.
E’ una distesa senza fine quella che ci si pone dinanzi con l’ascolto di “Somo”, i ritmi sono allentati e devoti a un relax da dormita sul prato con il manto colmo di stelle a illumminare la notte che trascorre placida, visione che verrà spezzata dall’inasprimento relegato agli ultimi due minuti del pezzo che ci fanno riaffondare prepotentemente in territorio desertico.
C’è ancora “Mountain Dusk” che si frappone fra noi e la parola fine, sognante e malinconica, sfruttando ancora la vena Alice nel cantato trova il modo di far quadrare il meglio di quanto già proposto in precedenza cullando l’ascoltatore sino alla nota conclusiva del platter.
I Sungrazer per quanto pecchino per una considerevole derivazione non si può certo dire che non conoscano e non sappiano come si debba suonare e far vibrare le note di questo stile, quest’omonimo album è una gran bella casella “start” dalla quale potranno iniziare un cammino mi auguro improntato maggiormente sulla ricerca di soluzioni che esaltino il lato caratteriale legato alla svolta personale del suono.
Non posso far altro che consigliare il loro “Sungrazer” agli appassionati del genere, registrato in analogico e masterizzato come se fosse uscito dagli studi dei primi Novanta, può essere solo di pieno gradimento per chi vive di desert sound.

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