SUNNATA – Climbing The Colossus

SUNNATA – Climbing The Colossus

 
Gruppo: Sunnata
Titolo:  Climbing The Colossus
Anno: 2014
Provenienza:   Polonia
Etichetta: Autoprodotto
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TRACKLIST

  1. I
  2. Orcan
  3. II
  4. Asteroid
  5. Seven
  6. III
  7. Path
  8. Stalagmites
  9. Monolith
  10. IV
  11. Fomalhaut
  12. V
DURATA: 50:17
 

La Polonia non rientra di sicuro nel novero di paesi noti alle cronache per la scena sludge, pensando a essa subito giungono in mente ben altri generi musicali e tuttavia la grande esplosione e diffusione che il sound più "fuzzoso" sta avendo nell'ultimo quinquennio è di tale impatto da travalicare anche i confini di un paese da sempre dedito a un certo tipo di black o di death metal e rendere il terreno fertile per lo sviluppo di nuove realtà musicali.

Figli della seconda giovinezza della scena stoner-sludge, i Sunnata si presentano al pubblico con il loro primo full length "Climbing The Colossus", un album granitico, seppur non privo di qualche difetto, che evidenzia le capacità del quartetto di Varsavia e diventa un'ottima casella di partenza per la band, che sicuramente riuscirà a farsi notare da qualche etichetta. Il disco è infatti un'autoproduzione, oltremodo encomiabile per la cura nei dettagli e la capacità di creare un impasto sonoro ben equalizzato, corposo e sporco.

Il paradigma compositivo della band è limpidamente esposto dall'attacco dell'album stesso (oltre che più volte ripetuto nel materiale promo inviato e all'interno del libretto stesso in cui si possono leggere sentenze tipo "Let there be noise" o "Trust in noise"), intermezzi minimali di noise (i titoli "numerici" che potete leggere in scaletta) e bordate di sporcizia sludge, che talvolta viene contaminata da influenze industrial e talvolta scivola verso lidi più melodici, andando a rasentare sonorità stoner.

Brani come "Seven", dal martellante riff centrale, e "Path", il cui attacco poderoso resta uno dei momenti più alti del disco, vi faranno saltare le coronarie se ascoltati a volumi poco ragionevoli (come vi consiglio di fare), e, sebbene a tratti i temi sonori proposti diventino un po' troppo derivativi e poco personali, "Climbing The Colossus" scorre via piacevolmente e senza intoppi. L'impressione finale è che il quartetto abbia giocato le sue carte migliori nei riff più duri e puri che il disco regala, e che annaspi piuttosto alla ricerca di una propria identità quando si tratta di dar vita ad atmosfere più melodiche e soprattutto nelle parti di canto, le quali risultano in larga misura piuttosto banali e poco incisive. Ma il tempo gioca a loro favore e la composizione si può affinare. Per il momento li si promuove con debito.

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