SURVIVAL IS SUICIDE – …Just Like Spiders Eat Flies

Informazioni
Gruppo: Survival Is Suicide
Titolo: …Just Like Spiders Eat Flies
Anno: 2011
Provenienza: Spagna
Etichetta: autoprodotto
Contatti: FacebookMyspace
Autore: Bosj

Tracklist
1. Implicated Government
2. Perception As Default
3. The Fatal Wrong
4. Iugula
5. Tropos
6. Staphylococcus

DURATA: 37:54

“Il basso nel metal è uno strumento inutile, tanto si sentono solo chitarre e batteria”. Chi non ha mai sentito questa frase?
Bene, i catalani Survival Is Suicide sono qui per sovvertire completamente questa falsa credenza.
Zaratozom ed Epojé, rispettivamente voce e basso e batteria, sono due fratelli di Barcellona che nel 2007 hanno deciso di dare vita ad un progetto personale e particolarissimo, dopo due decadi di militanza in altri gruppi (di quali si tratti, però, non sono riuscito a scoprirlo), e “…Just Like Spiders Eat Flies” è il risultato di questi ultimi tre anni e mezzo di lavoro.
Dunque, l’unicum di questo album sta nell’assoluta mancanza dell’utilizzo di chitarra alcuna: tutto ciò che è stato registrato sono la batteria, la voce e le linee di basso, su cui poi sono stati aggiunti livelli di distorsione e sintetizzatori. Il prodotto può risultare indigesto, soprattutto perchè il genere che i due musicisti si prefiggono di suonare è in qualche modo ricollegabile al death metal. Già, solo in qualche modo però, perchè il platter è concettualmente diviso in due parti decisamente diverse l’una dall’altra: “The Skorpion”, di cui fanno parte le prime tre canzoni, e “The POD”, che invece contiene i restanti tre pezzi.
Già al primo ascolto è facile individuare la netta cesura tra i due momenti, poichè in “The Skorpion” si riversano tutta la violenza e la cattiveria tipiche del death, con brani di media durata in cui si mescolano growl molto gutturale, doppio pedale e un basso che sembra più una cassa di risonanza aerospaziale, mentre con “The POD” si naviga verso lidi oscuri, in acque malsane ed estremamente atmosferiche, in cui sono la decostruzione strutturale e sonora a farla da padrone, tanto che i tre brani sono interamente strumentali e per lunghi periodi sarà completamente assente qualsiasi percussione (“Tropos”), in favore di sintetizzatori, qualche sparuta tastiera e in via più generale rimandi a space-rock e ambient à la Tangerine Dream; insomma, una faccenda ben lontana dal solito metallo della morte.
Diversi sono i gruppi che nell’ultimo decennio si sono cimentati in sperimentalismi del genere, dai Darkspace ai vari progetti di Stijn Van Cauter (“Iugula” e ancor di più “Tropos” potrebbero benissimo uscire da un disco a nome Dreams Of Dying Stars) a, per certi versi, il più recente I The Witch da poco recensito: si è sempre però trattato di nomi legati all’ambito doom e black, mai mi ero trovato di fronte un combo del genere di derivazione death.
Il lavoro, va aggiunto, si presenta come un “concept sulle miserie della natura umana, sul fallimento della filosofia e della conoscenza razionale”, e altre tematiche collegate ad un pessimismo cosmico quasi leopardiano. È indubbio che le atmosfere evocate in particolar modo dalla seconda parte del disco ricalchino senza problemi questi concetti così oscuri.
Un prodotto coraggioso, “…Just Like Spiders Eat Flies”, che certamente non verrà ricordato negli annali come un capolavoro, ma che altrettanto sicuramente merita un elogio per il tentativo e per la voglia di mettersi in gioco, rinunciando ai confortevoli canoni di un microgenere per cercare qualcosa che, indipendentemente dalla bellezza o dalla novità (perchè, ripeto, di suoni nuovi non si tratta), sia “diverso”.

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