SUSHI RAIN – Cocktail

 
Gruppo: Sushi Rain
Titolo: Cocktail
Anno: 2015
Provenienza: Italia
Etichetta: Jackson Records
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TRACKLIST

  1. Pop Yoy Pay
  2. Bunga Bunga
  3. Why?
  4. One Last Night In Philadelphia
  5. Pillows
  6. March Of Groove
  7. Free
  8. Jesus Cries From Your Eyes
  9. It's Time To Believe
  10. Sushi Rain Can't Write A Single
  11. Brain Drain
  12. One
DURATA: 47:10
 

«Magazine say that Sushi Rain can't write hit singles for the masses». Inizio il mio secondo incontro con i Sushi Rain, dopo il precedente disco "Breathless", citando parte di un loro testo, una critica che sembra sia stata mossa più di una volta alla band da parte di alcuni miei colleghi: se la saranno presa? Io l'avrei considerata quasi un complimento, ma andiamo oltre e dedichiamoci all'ultima uscita.

Questo "Cocktail", nuovo lavoro dei Nostri partorito nel 2015, è adrenalina pura, una caleidoscopica raccolta di canzoni, ritmi, cori e vibrazioni perfette per intrattenere l'ascoltatore in maniera intelligente, critica e musicalmente personale. L'aura godereccia ed effervescente che domina la scena riesce a convivere con il chiaro malumore trapelante dai testi, che pare sorridano amaramente dinanzi a spaccati di ciò che è l'Italia odierna. Per esempio il "Bunga Bunga" contenuto in "Brain Drain", la quale recita:

«Brain drain from the land of pizza, mafia, mandolino
Brain drain gets pussies into
The height of power
If you are too smart, you can't stay in Italy
Take your brain, escape from here
».

In scaletta troviamo pezzi per tutti i palati: per chi ama muoversi animato da composizione vivaci o dall'animo più aggressivo e tendente al metallico, consiglierei di mandare in loop "Why?" e "Jesus Cries From Your Eyes"; mentre a chi preferisse farsi cogliere di sorpresa, suggerirei "It's Time To Believe" poiché si apre al suono reggae e viene ulteriormente contaminata dall'assolo di organo Hammond a cura dell'ospite (uno dei tanti presenti) Andrea "Pelle" Pellegrini. La melodiosa e acustica "Free", che per certi versi mi ha portato alla mente i mitici America, e la ballata conclusiva "One" permettono invece di trascorrere momenti colmi di emozione, ma rilassanti.

Al contrario di quanto frequentemente ci mostrano baracconate come i talent show, che sono riusciti a sfornare aborti musicali quali i The Kolors, il talento, la voglia di fare e il coraggio di osare sono doti riscontrabili pure nella nostra Penisola e i Sushi Rain ne sono una delle molteplici rappresentazioni. Certamente un pizzico di genio che imprima un segno indelebile in chi li ascolta è ancora assente in loro, pur essendo versatili e abili nel cambiare corsia sonora in divenire. Talvolta tendono a ingarbugliarsi e tirarla un po' per le lunghe, tuttavia si tratta di una mancanza che il tempo e l'esperienza riusciranno sicuramente a rimuovere. Del resto appare chiaro che il processo di maturazione sia in pieno progresso sotto tutti gli aspetti, compresa la produzione, oggi più definita e capace di regalare all'udito i dettagli strumentali della prova, compiendo un passo nella direzione giusta.

In definitiva e tanto per citarli di nuovo, i Sushi Rain sono: «a group of real friends who dream true music and freedom, a group a real friends linked by harmonic connection». Non credo ci sia bisogno di aggiungere altro, se non un invito a offrire loro una possibilità per infettarvi l'udito. Nel caso aveste occasione di vederli suonare dal vivo, non perdetela, perché probabilmente quello scenario sarebbe il più adeguato per riconoscerne e apprezzarne l'operato.

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