Svartalfar - Geisterwerk | Aristocrazia Webzine

SVARTALFAR – Geisterwerk

Gruppo: Svartalfar
Titolo: Geisterwerk
Anno: 2021
Provenienza: Austria
Etichetta: Pesttanz Klangschmiede
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TRACKLIST

  1. Im Schwindenden
  2. Von Geisterhand
  3. Omen
  4. Verwitterung
  5. Aus Abendrot Und Blut
  6. Heimgesucht
  7. Im Bann Deiner Stille
DURATA: 37:57

Se hai una band e la chiami Svartalfar, non puoi che dedicarti anima e corpo a un solo genere. Ce lo testimoniano i due decenni di sibillina attività nell’undeground austriaco di Blot e Mallorn che, dopo essersi presi una pausa a metà degli anni ’10, hanno riesumato il progetto a una manciata di mesi dall’inizio della pandemia. Sebbene i due abbiano rilasciato prima l’EP Von Niedergang Und Neubeginn nel novembre 2020 e poi l’EP Raunacht lo scorso aprile, Geisterwerk rappresenta la prima aggiunta sulla lunga distanza dall’uscita del loro terzo album, Der Stille Fall, avvenuta nell’ormai lontano 2004.

Geisterwerk è un buon punto di inizio per approcciarsi alla produzione degli Svartalfar e, pur discostandosi dall’oltranzismo novantiano al limite del depressive di Wahre Werte, costituisce la naturale continuazione dell’attività musicale del duo. Bada bene, non crearti aspettative deleterie: il quarto album degli austriaci non è niente più né meno che un disco black metal standard. Segue i dettami e possiede tutti i crismi del genere, provando a tenersi alla larga dalla tentazione di cimentarsi in sperimentazioni o rinnovamenti di sorta. Le chitarre, zanzarose e taglienti, si mantengono costantemente sul melodico, mentre la batteria marcia all’insegna del tupa tupa, pur concedendosi rallentamenti un po’ darkthroniani. Dal canto suo, la voce gracchia con stridula ferocia, con un timbro senza infamia ma senza neppure particolare lode.

Nessuna sorpresa neppure sul fronte degli arrangiamenti che, nei primi venticinque minuti di Geisterwerk, non sembrerebbero battere strade eccessivamente entusiasmanti o — almeno — non più entusiasmanti di quanto il solito black melodico vecchia scuola possa risultare. Una piccola svolta arriva prima con i quattro freddi minuti di ambient e riverberi, che trasudano un mortale smarrimento, della strumentale “Heimgesucht” e poi con la conclusiva e più coroposa del lotto “Im Bannd Der Stille”, i cui oltre otto minuti sono senza dubbio i migliori dell’intero disco. L’approccio, senza venir meno al suo gelido manto black classico nella sostanza, sembra virare su un fronte più atmosferico almeno nella forma, complice la presenza di alcune linee di tastiera dal retrogusto palesemente dark.

Una prova tutto sommato sufficiente, quella che segna il ritorno in attività degli Svartalfar. Depone decisamente a sfavore del duo austriaco invece l’eccessivo attaccamento ai dettami del black in maniera quasi cieca, considerate le capacità e le idee dei musicisti coinvolti, eppure l’altro piatto della bilancia non è affatto vuoto. Il concept album — che libretto alla mano si scopre ruotare attorno al racconto naturalista del 1888 Il Casellante Thiel di Gerhart Hauptmann — dà prova che Blot e Mallorn hanno intravisto nuovi percorsi da esplorare. Non ci resta che attendere, dunque, e sperare che in futuro i due elfi oscuri della Carinzia non tornino a servirci una minestra riscaldata.