SVARTI LOGHIN – Sea Of Green – Aristocrazia Webzine

SVARTI LOGHIN – Sea Of Green

 
Gruppo: Svarti Loghin
Titolo:  Sea Of Green
Anno: 2011
Provenienza:  Svezia
Etichetta: ATMF
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TRACKLIST

  1. Cloud Man
  2. Sea Of Green
  3. Transparent
  4. Celestial Bound In Cosmic Infinity
  5. Black Moon
DURATA: 26:05
 

A distanza di un anno eccoli di nuovo qui fra noi, gli Svarti Loghin dopo quel piccolo gioiellino di "Drifting Through The Void" si ripresentano al pubblico con l'ep "Sea Of Green" che dividerà di certo in due i fan della band.

È una fase di transizione? Stanno sperimentando? È una dichiarazione d'abbandono nei confronti delle sonorità più dure? Non lo so, l'unica certezza in mio possesso è che i cinque pezzi di questo disco sfoggiano l'animo melancolico e positivo che avevo riscontrato nel precedente lavoro affinandolo, è stata intrapresa una ricerca ancor più intimista e legata al suono anni Settanta sfruttando la psichedelia e scelte folk di una semplicità disarmante e di una bellezza rara.

È possibile notare infatti come l'accoppiata formata da brani come "Cloud Man" e "Black Moon", similari per mood e impostazione priva di base ritmica, sia un esempio di arte priva di fronzolo, le chitarre acustiche la fanno da padrone, la voce di Johan Lindström è pulita e limpida, la seconda traccia nominata sembra quasi sia uscita dal periodo grunge di "Jar Of Flies" degli Alice In Chains e non è assolutamente un caso, avrete notato come quel movimento abbia influenzato il suono degli svedesi nel corso delle uscite.

L'essenza che zampilla fuori dalle note è quella del più puro dei rock, "Sea Of Green" è discretamente articolata nei suoi quasi sette minuti e mezzo di durata e mette sul piatto una componente shoegaze, niente di odierno parlo del suono che i Jesus And Mary Chains portarono in auge nel corso degli anni Ottanta, "Transparent" è l'eccezione alla regola, l'unica traccia che alimenta il fuoco immettendo la distorsione alle sei corde, ingrigendo l'atmosfera, mentre "Celestial Bound In Cosmic Infinity" con la sommessa vivacità che vi fa capolino, con quel pizzico di espressività solare che s'incrocia con le melancolie diluite nei suoni allungati della voce fa intravedere quello spiraglio di luce apertosi già nelle fasi più chiare di "Drifting Through The Void".

Immaginate di essere immersi nella foresta, d'avere intorno a voi solo la natura e di poterne cogliere le fragranze guidati da una musica che non necessita di forzature digitali né di alterazioni particolari, sono le voci che rimbalzano fra le fronde degli alberi, i fruscìì del vento e il rispondersi della fauna ad alimentarla, ora datele un corpo e una faccia, pensate a questo gruppo svedese e all'immersione che anno dopo anno li ha condotti a produrre questo "Sea Of Green", un "Mare Di Verde" dove non esiste confine a meno che non siate voi a porlo, se codesta non è libertà come vorreste definirla?

Inizialmente ho posto l'accento sulla questione metal – non metal, personalmente ritengo che un grandissimo chi se ne frega ci stia tutto, la qualità delle emozioni e della musica mi conduce all'ascolto ripetuto di quest'ennesimo parto degli Svarti Loghin, i più affezionati alla visione con reminiscenze blackeggianti, fra le altre cose tutt'altro che depressive, etichetta a parere di chi scrive affibbiata alla formazione in maniera molto più che random, diano una possibilità all'ep di girare nello stereo, se sono riusciti ad apprezzarne l'evoluzione stilstica sinora avvenuta, non vedo il perché non provare a calarsi definitivamente all'interno di uno splendido mondo qual è il loro, lasciate di lato i preconcetti e godetevi l'arte.

Cosa combineranno in futuro? Con quali sonorità avremo a che fare? Chissà, la bravura e la versatilità della formazione aumentano la curiosità in proposito, attenderò quindi l'uscita successiva nella speranza vi sia ancora una volta una sorpresa gradita pronta a conquistarmi.