Sviatibor - Secrets Of The Land

SVIATIBOR – Secrets Of The Land

Gruppo:Sviatibor
Titolo:Secrets Of The Land
Anno:2020
Provenienza:Francia
Etichetta:Flowing Downward
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TRACKLIST

  1. Armates Of A Luminous Eye
  2. Orunutuve Tune Renenvrabces
  3. In The Burial Mound (Interlude)
  4. Yore Resonating
  5. Heralds Of The Sun
  6. The Descendant’s Revival
DURATA:40:18

Come lo speciale dedicato ai venticinque anni di Lugburz e Minas Morgul voleva sottolineare, l’eredità culturale dei Summoning è ben lungi dall’essere esaurita, specialmente dopo l’iniezione di nuova linfa vitale data al genere poco meno di un decennio fa dagli americani Caladan Brood e dal progetto nostrano Emyn Muil. Ecco, è da questi presupposti che mi accingo a parlare di Sviatibor, one man band occitana giunta nei mesi scorsi alla pubblicazione del suo settimo album Secrets Of The Land su Flowing Downward. Con una premessa del genere si potrebbe essere tentati dal credere che la creatura di Thomas Hornstein sia l’ennesima fotocopia sbiadita delle realtà nominate, ma scendendo un po’ più in profondità all’interno del nuovo disco del francese si ha la prova del contrario.

Il classe ’98 ha pubblicato le prime demo a nome Sviatibor mentre venivano alla luce Echoes Of Battle e Túrin Turambar Dagnir Glaurunga, i summenzionati dischi colpevoli, se vogliamo, del ritorno di fiamma dell’epic black su scala mondiale e, per quanto non esistano veri e propri collegamenti tra questi eventi, non credo che tale sincronia sia completamente casuale. Le coordinate su cui viaggia il progetto solista del buon Hornstein sono decisamente epiche: un black metal fortemente attento alle tessiture atmosferiche che però tiene ugualmente saldo il piede sull’acceleratore quando serve. Niente piripiri di tastiere alla Cân Bardd, però, né tematiche fantasy da pedissequi seguaci del dettame: Sviatibor trae la linfa vitale dei suoi testi da un ambito letterario, se vogliamo, differente; sono i miti e le tradizioni il pane quotidiano di cui si è nutrita la creatura francese dal 2013 a oggi. Certo, la via è ancora lunga e Thomas ha decisamente tanta strada da fare, ma la sotto-etichetta di Avantgarde probabilmente ha avuto una buona idea quando ha deciso di dare alle stampe Secrets Of The Land, perché lo stacco coi suoi predecessori si sente moltissimo.

A partire dall’estetica del progetto, che abbandona il logo runico in favore di un più sobrio font vagamente sojourneresco, fino ai riferimenti culturali direttamente mutuati dalla tradizione slava pre-cristiana, Thomas Hornstein ci guida in una sorta di viaggio epicheggiante che sa di ascesa alla Valhalla scandinava o, perché no, di discesa mistica all’inferno, dalla quale ritorna in un certo senso arricchito. Pur non presentando all’interno del libretto riferimenti diretti ad alcuna tradizione o mitologia, pezzi come “Yore Resonating” e il conclusivo “The Descendant’s Revival” mi hanno dato più l’impressione che si trattasse della seconda interpretazione dei fatti piuttosto che della prima, eppure non me la sento di tagliarla fuori così nettamente. D’altronde, come è stato chiaro sin dai primi capitoli discografici dell’occitano, è sempre stata la tradizione pagana a farla da padrona, sin dai tempi di From Yav To Nav. Certo, da un lato è vero che il topos letterario del viaggio nel mondo inferiore è legato in maniera maggiore — ma non esclusiva — all’area mediterranea, geograficamente più vicina alla terra natia del Nostro, ma sappiamo bene che Sviatibor ha anche fatto largo uso di elementi provenienti dal nord e dall’est del continente europeo, a partire dalle rune scandinave nel suo logo fino all’uso di altri più specifici della mitologia locale (si pensi a “L’Arbre Du Monde”, contenuta in L’OEuvre De Rod, il cui titolo non può non richiamare alla mente l’Yggdrasill norreno).

A questo punto mi pare che il senso delle mie parole sia abbastanza chiaro. Secrets Of The Land è un bel disco, ricco di spunti e di buone idee, che non fa affatto pesare i suoi quaranta, densissimi minuti di musica, nonostante la proposta sia molto stratificata sia in senso strumentale che tematico; non al pari del recente Afar Angathfark né vicina ai picchi raggiunti da Shield Anvil e Mortal Sword in passato, ma saprà sicuramente convincere chiunque sia costantemente alla ricerca di epicità e ricerca storico-mitologica libere da letture politicizzate. Complimenti a Flowing Downward per la pescata, e in bocca al lupo a Sviatibor per il futuro, perché ora ha fatto un passo in avanti sostanziale e dal progetto non bisogna aspettarsi di meno negli anni a venire.

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