SWANUSURPATION – Sub Specie Cygnus

SWANUSURPATION – Sub Specie Cygnus

Informazioni
Gruppo: Swanusurpation
Anno: 2010
Etichetta: Autoprodotto
Contatti: www.myspace.com/swanusurpation
Autore: Mourning

Tracklist
1. Ein Ambivalenter Ort
2. Cluster-Kopfschmerzen
3. Quorks
4. Quintessenzen
5. Desert Sitting
6. Freude schoener…
7. Hasst Kinder, Schlagt Klone
8. Monstermelange
9. Standh
10. Winterphoenix
11. F# Infinity

DURATA: 55:20

Di cosa ha bisogno un ascoltatore per arrivare a pensare che in un disco risieda dell’arte vera e propria?
Rimanere a bocca aperta, andare oltre con la mente o il non riuscire a toglierlo dallo stereo per giorni sono segnali che possono far intuire che tale presenza aleggi nelle canzoni che si stanno ascoltando.
E’ una proposta esigente e a tratti schizoide quella degli Swanusurpation, un calderone che di ortodosso ha davvero ben poco, è talmente istintivo e andante nel suo svilupparsi che l’alternarsi di generi come il dub e il trip hop incasellato in atmosfere Opeth e divagazioni Cynic dopo aver udito un passaggio di matrice grind vi lascerà dapprima tentennanti, per poi intrigarvi e farvelo rimandare indietro per un’esamina maggiormente approfondita.
Le tracce sembrano essere pezzi di un puzzle shakerati, il trio si diverte a miscelare il tutto e il contrario di tutto, allora giù con gli ultimi Ulver e i Venetian Snares, con le tastiere che parrebbero uscite da un album degli Hocico e ridondanze in serie che fra drone e post metal estraggono dal cilindro nomi a sorte quali Earth e Isis.
Non c’è pausa, si ferma un campionamento e si scatena l’emotività rock dei Mogwai e dei Mono, è un viaggio che non ha tappa precisa, non c’è uno schema da seguire, è composizione che si decompone per ristrutturarsi in maniera costantemente diversificata.
Non è confusione, non è chaos ciò che “Sub Specie Cygnus” contiene al suo interno, è una risultante entropica di un miscuglio ad alto potenziale che è capace di tirar fuori pure rimandi ai Colour Haze e alla scuola stoner/doom ritualistica con quell’organo che sembra puntare un dito verso il cielo come a indicare una meta non perfettamente inquadrata, un punto come un altro dove la vita può avere un corso che sia cangiante e personale.
Non è un disco diretto, non c’è uniformità, l’assemblaggio non tiene conto di sequenze e conseguenze di un processo strutturato in maniera ordinata, c’è una piena libertà che decide di espandere o ritrarre il proprio pensiero esternandolo con dei suoni precisi, non limitatevi quindi a un veloce passaggio sul player di dubbia qualità di Myspace, bensì approfondite il più possibile il contatto uditivo con quest’opera.
Se le frontiere avanguardistiche e la sperimentazione non vi spaventano possedete già due buoni motivi per dare una chance a questo disco, se c’aggiungete un pizzico di follia e una giocosa visione dell’arte avrete il quadro perfetto per far sì che gli Swanusurpation e “Sub Species Cygnus” facciano proprio per voi.

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