SWEEPERS – Soli Nel Buio

SWEEPERS – Soli Nel Buio

Informazioni
Gruppo: Sweepers
Anno: 2011
Etichetta: Ufo Hi-Fi / Goodfellas
Contatti: www.myspace.com/sweepers
Autore: Mourning

Tracklist
1. Scegli Me
2. Non C’è
3. Alice Dice
4. Il Camaleonte
5. Il Viandante
6. Mai
7. Prujem
8. Se
9. La Nostra Età
10. Aelita Regina Di Marte

DURATA: 44:11

Quando da ragazzino ascoltavo mio padre raccontare delle grandi band italiane come i Camaleonti (chi non ricorda la cover di “Homburg” dei Procol Harum), i Califfi (“You Really Got Me dei The Kinks” che diventa “Ti Giuro E’ Così”) e gli Angeli (“I’m A Boy” dei Who trasformata in “Dove Vuoi”) con una lista che tenderebbe all’infinito, ricordo anche quanto e come aspramente criticassi le mutazioni sonore che i nostri connazionali fornivano di quei gioielli e che a lui tanto piacevano e piacciono probabilmente perché figlie del suo tempo.
Ai giorni nostri non dico di averle accettate ma molte di quelle fatte in quel periodo le ho rivalutate, mi sono trovato quindi piacevolmente sorpreso nel momento in cui ho messo nel mio lettore “Soli Nel Buio” degli Sweepers.
La formazione romana guidata da Tiziano Tarli (voci, chitarre, organi, violino, theremin), che dalle informazioni ricavate in rete è un appassionato cultore nonché saggista avviato (ha rilasciato i volumi “Vesuvio Pop”, “Beat Italiano” e “La Felicità Costa Un Gettone”), coadiuvato da Emanuele Sterbini (basso) e Alessandro Palermo (batteria) affronta una bella sfida rappresentando in dieci tracce trent’anni e più di musica prediligendo filosoficamente e filologicamente proprio la cultura beat ma divagando con risultati espressivamente ed emotivamente alquanto intriganti nei filoni alternativi, brit-pop e grunge fornendo all’album una cadenza esplorativa ricca di varianti.
Un mare ondoso, adatto per surfare fra ricordi, malinconie e stati d’animo che si scontrano tramutandosi in pulsioni positive velate da un lievissimo strato di grigiore che può sempre esser scrollato via.
La vivacità cristallina dell’opener “Scegli Me” ha nell’acidità instabile dell’accoppiata “Prujem” e “La Nostra Età” dalla quale fuoriescono tracce palesi della piovosa Seattle adeguato contrasto.
L’amarcord a cui vien dato il via con “Alice Dice” rimbalza colpito dalla psichedelia capace di trasportarci aldilà delle nuvole avvicinandoci con quel sound “spaziale” a quel pianeta rosso, Marte, su cui Aelita Regna.
L’album non soffre di cali, al contrario resiste, si appiglia mantenendo ben alta la tensione risultando non sempre molto fruibile ma al medesimo tempo richiedendo un’apertura nell’approccio con la musicalità proposta a 360 gradi.
E’ così bello lasciarsi andare delicatamente a un’inquietudine che culla ascoltando “Se” e “Il Viandante”, due ballate che sanno di “buffetto” sul viso quando meno uno se l’aspetti e se loro rappresentano un po’ “l’acqua santa”, “il diavolo” è insito in “Il Camaleonte”, vivace e dai risvolti funk.
L’unica che in parte non mi convince ma che è incastonata in posizione perfetta nella tracklist, è “Mai”, la sua natura rimembrante gli Afterhours non colpisce uno che, ahimé sarà un limite, con la formazione di Manuel Agnelli sembra avere un conto aperto e che va sempre a loro discapito.
La ruota di “Soli Nel Buio” gira ben oliata e la produzione di stampo “vintage” così lontana dagli standard “imballati col fiocchettino” tanto in voga in quest’anni ne fa risaltare le qualità, punto decisamente da tenere in non poca considerazione insieme alla cura dell’artwork che rimanda alla grande “sfida” fra Usa e Russia su chi prima fosse giunto sul satellite che ruota intorno alla Terra, Soviet-oriented con la foto del trio in tuta spaziale a confermare che inserito il disco nello stereo non vi resterà che intraprendere questa missione composta da dieci piacevoli tappe.
Buona prova quella dei romani, gli Sweepers potrebbero ricevere consensi sia da chi è appassionato di queste ampie e intriganti rivisitazioni del sound d’annata, sia da chi per una volta potrebbe abbandonare lidi più “commerciali” per dare in pasto alle orecchie qualcosa di più genuino e sostanzioso senza comunque dover attraversare territori sin troppo ostici, in entrambi i casi l’ascolto è consigliato.

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