SWITCHBLADE – Switchblade [2012]

Informazioni
Gruppo: Switchblade
Titolo: Switchblade [2012]
Anno: 2012
Provenienza: Svezia
Etichetta: Denovali Records/Trust No One Recordings
Contatti: facebook.com/pages/Switchblade/276548808290
Autore: Mourning

Tracklist
1. Movement I (Grave I, Dissonance I, Coda)
2. Movement II (Nocturne, Mezzo, Coda)
3. Movement III (Grave II, Dissonance II, Elegy, Finale)

DURATA: 36:55

Tre anni sono trascorsi da quando gli svedesi Switchblade confezionarono a pennello il loro quinto capitolo e adesso si presentano in formazione ridotta, da trio sono diventati un duo per l’abbandono del bassista cantante Anders Steen. Tim Bertilsson (batteria) e Johan Folkesson sono pronti ancora una volta a sedurre, incantare, disturbare e rendere inquieto l’ambiente che ci circonda, il sesto figlio “Switchblade [2012]” è nato.
La formazione è rimasta ancorata all’immagine da incubo che la sostiene da anni, il sound è un incrocio stravagante e horrorifico di sensazioni anni Settanta (Black Sabbath e Uriah Heep), sludge maniacale e dal sentore ritual, stoner/doom, che sfociano nel rock psichedelico – cosmico (Sleep e Om), sfuggendo di tanto in tanto alla musicalità infiltrandosi nel campo drone (Earth) e in un fondale sonoro che sa di abisso. Fondamentale a questo riguardo la partecipazione dell’hammond per acuire tale profondità e il ricordo di decadi trascorse, a prendersene cura è un signore che di nome fa Per Wiberg.
Gli strati strumentali per lo più scarni e grevi, nei quali batteria e chitarra dialogano affligendo e dilatandosi, innalzando figure imperiose e monolitiche o raffigurando paesaggi sonori estremamente spogli e decadenti, vengono agevolati nel proprio compito dall’utilizzo sporadico ma funzionale delle apparizioni di voce.
Sono ben tre i cantanti che si mettono a disposizione della fossa doomica creata dagli Switchblade: troviamo The Cuckoo dei Terra Tenebrosa, band il cui debutto “The Tunnels” è stato prodotto dalla label di Tim, la Trust No One Recordings); incrociamo Lord Seth, pseudonimo usato da Jonas Renkse al tempo dei Katatonia che furono (demo e “Dance Of December Souls”) ed è un piacere ascoltarlo in quest’album, coinvolgente e sicuro dopo aver ahimé sofferto con le ultime prove della sua band madre, nella quale sembra esseri parecchio adagiato; ultimo ma non ultimo in quanto a bravura David Johansson dei Kongh, compagno d’avventura di Bertilsson nei The Eternal Void. Gli artisti in questione interagiscono con i brani immettendo parte del loro carisma e della loro personalità, improntano le linee in modo che attecchiscano nel tessuto del pezzo. Siano multistratificate come quelle inserite in “Movement I” oppure alternino ringhio molto Celtic Frost oriented e clean, decisamente più doom-classic per stile, per certi versi Candlemass, come avviene in “Movement II”, la risultante dell’innesto è un combaciare o un divagare momentaneo dall’ostentazione ossessiva di una proposta che monta ciclicamente una forma costante e coerente d’assalto all’orecchio dell’ascoltatore.
Nei frangenti in cui la batteria lascia da sola la chitarra continua a essere presente quella sensazione strisciante e avvolgente, così come nelle sezioni dove appare un modello che tende a progredire virandone lievemente le intenzioni. Qui è ancora una volta la figura di Wiberg a fare la differenza con il suo sostegno che non stravolge ma alimenta in maniera splendida un funereo “Movement III” che d’improvviso accelerando, prendete con le molle tale affermazione, torna a far intravedere l’ombra di Tom G. Warrior che aleggia sugli Switchblade, con Folkesson che prosegue idealmente quella marcia serpeggiante e fatta di schitarrate nervose, coadiuvate da un sottofondo “rumoroso” che ci condurrà al finale di questa nuova e “cuniculare” avventura.
Il minimalismo degli svedesi stavolta è diversamente arricchito dalle prove dei guest, è una versione forse meno claustrofobica e oppressiva rispetto a quelle passate ma che mette in luce qualità compositive e la capacità di ricombinare in corsa e al meglio le armi in dotazione senza perdere mai contatto con la propria natura. Gli Switchblade sono incorruttibili ed è ciò che ci piace.
L’acquisto è consigliato a chiunque si ritenga un amante del genere.

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