SXUPERION – Endless Spiritual Embodiment

Gruppo:Sxuperion
Titolo:Endless Spiritual Embodiment
Anno:2019
Provenienza:U.S.A.
Etichetta:Bloody Mountain Records
Contatti:Facebook  Spotify
TRACKLIST

  1. Sacred Chamber Of Enlightement
  2. Phallic Point Of Periapsis
  3. Negative Interior Intersection
  4. Supposition Course
  5. Infinite Ethereal Vault
  6. Endless Embodiment
DURATA:34:51

Ogni tanto capita, in quest’epoca social e terribilmente comunicativa, di imbattersi per vie traverse in qualcuno che non ci sta. Senza entrare nel merito dell’opportunità di rinunciare al mondo della diffusione online (per coraggiosa o suicida che sia, si tratta sempre e comunque di una scelta insindacabile dell’artista in questione e, quindi, da rispettare), nonostante la band non porti avanti di fatto alcuna attività nel mondo digitale, sono contento che Sxuperion si sia almeno appoggiato a una piccola agenzia promozionale e che questa sia arrivata fino a noi.

Matthew “Lord Sxuperion” Schott è un attivissimo veterano della scena più estrema californiana: da Mammoth Lakes, un posto sperduto nel centro dello Stato, lontanissimo dalle spiagge assolate e immerso nel verde dei parchi e nel bianco dei monti, Schott ha negli anni portato avanti una serie di progetti poi promossi tramite la propria etichetta, Bloody Mountain Records; che, va da sé, è un’etichetta completamente DIY, con copertine e libretti stampati su carta da fotocopie. Giusto qualche mese fa abbiamo anche parlato di uno di questi, i Valdur, di cui il californiano è il batterista dal lontano 1999, dicendo senza mezzi termini che si trattava di una proposta per pochi: un misto black-death molto poco piacevole, dalla produzione fumosa e, in generale, poco adatto ai non integralisti del metallo più becero. Ecco, con il suo progetto solista Schott sposta l’asticella un po’ di più verso il death metal, ma neanche troppo.

Sxuperion è una forma molto atmosferica di death metal, dove per atmosfera si intende banalmente l’Abisso. Il Male. Satana. Gli Angeli, i Santi, le Madonne e le divinità varie tutte impalate sulla prima picca a disposizione, su un tappeto di doppio pedale, riff monolitici e suoni lavici su cui si diffonde un grugnito cavernoso. Poi all’improvviso spunta qualche campionatura, qualche lieve intermezzo in cui si sentono sfilare le truppe demoniache in parata, prima che Schott si ributti a capofitto nella sua occupazione preferita: generare il caos. Un caos meravigliosamente giusto.

Formalmente, il progetto esiste dal 1998 e i primi demo risalgono fino al 2003, ma se tanto ci dà tanto, pur non avendone mai ascoltato gli esordi, è improbabile che Sxuperion sia mai suonato diversamente da come suona oggi in Endless Spiritual Embodiment: grosso, brutto e incazzato. Eppure con una vena melodica d’atmosfera che non permette di categorizzarlo come puro e semplice escremento infernale, ma che — anzi — lo rende affascinante. Non è dato sapere di preciso quali profonde riflessioni cosmiche Schott affronti in questa mezz’ora abbondante di musica; nelle note, un foglio di carta stampato in cantina, questi parla di uno «squisito e delicato spazio immorale non propizio a definire una teoria di paesaggi e campagne cosmiche», parole che non fanno troppa chiarezza.

Deliri allucinati a parte, Sxuperion rimane una cosa per pochi, anzi pochissimi, ma quei pochissimi ne saranno tremendamente soddisfatti. Un progetto che potrebbe senza fatica finire nel roster di Dark Descent, Terratur, Ván o qualche altra etichetta kvlt, non fosse che l’uomo alle spalle di tutto ciò è troppo integralista per interessarsene. Pollice molto alto.

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