SYNDONE – Mysoginia

Gruppo:Syndone
Titolo:Mysoginia
Anno:2018
Provenienza:Italia
Etichetta:MaRaCash Records
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TRACKLIST

  1. Medea
  2. Red Shoes
  3. Caterina
  4. 12 Minuti
  5. Evelyn
  6. Mysoginia
  7. Women
  8. No Sin
  9. Amalia
DURATA:44:03

I Syndone mi avevano conquistato con Odysséas: un fulmine a ciel sereno di rock progressivo italiano, che rispettava il passato e si aggiornava a soluzioni moderne. Ecco perché, dopo l’ottimo Eros & Thanatos, ho accolto con grande piacere Mysoginia, seppur sia un disco in forma più ridotta rispetto ai precedenti e con più brani in inglese; una forma ridotta, ma assolutamente inconfondibile.

Come da tradizione dei Syndone, i brani dimostrano subito carattere per via della consueta e giusta ricerca tematica: dalla classica “Medea”, che ci mostra l’ottima fusione del gruppo con la Budapest Scoring Symphonic Orchestra, alla sensualissima “Red Shoes”, in grado di tirare fuori la bellissima voce di Riccardo Ruggeri. Ma Mysoginia è un’opera che esprime femminilità in ogni sua traccia, che non si accontenta solamente di abbracciare diversi personaggi, ma ci tiene a esprimere tutti i lati del gentil sesso, positivi e negativi, quelli di una figura che deve essere sempre perfetta agli occhi della società; grazie alla floydiana e sanguigna “Caterina” (de’ Medici), ma anche allo splendido e struggente duetto di “Evelyn” con Viola Nocenzi. Siamo di fronte a uno di quei casi in cui è impossibile riuscire a trovare un brano distintivo che spicchi: ogni singolo pezzo ha qualcosa di unico e, soprattutto per via delle strutture, rappresenta un’esperienza peculiare sempre cangiante, da assorbire di volta in volta. L’effetto non è però straniante, proprio per la bravura di tutti i musicisti in gioco: il disco scorre rapido e leggero (seppur pregno e mai superficiale), aggiungendo molti più toni jazz e soul che in passato (“Women”).

Se proprio devo storcere il naso, l’unico brano che mi è piaciuto meno è stato “Mysoginia” per via dell’uso del vocoder. Anche qui però, a voler ragionare sul pezzo singolo e ad apprezzare il Coro dei Piccoli Cantori di Torino, le parole della canzone sono una chiara e diretta protesta verso un uomo terrorizzato, rappresentate da una voce distorta come paura interiore polifonica. Dispiace anche non aver potuto apprezzare il libretto completo, vista la scarnissima copia promozionale ricevuta: in ogni modo, se l’impegno sarà stato anche solo la metà di quanto fatto con la confezione di Odysséas, sono certo che si tratti di un piacevolissimo pacchetto.

Detto ciò, non posso che riconfermare le qualità del gruppo torinese, pur non avendone mai avuto alcun dubbio: non solo siamo di fronte a un disco progressivo semplice e curato, ma l’abilità compositiva e rappresentativa dei Syndone li fa affermare con estrema facilità tra i migliori gruppi italiani di prog rock moderno. Complimenti ragazzi!

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