T.O.W. (THE OLD WIND) – Feast On Your Gone

Informazioni
Gruppo: T.O.W. (The Old Wind)
Titolo: Feast On Your Gone
Anno: 2013
Provenienza: Svezia
Etichetta: Pelagic Records
Contatti: facebook.com/Theoldwind
Autore: Mourning

Tracklist
1. In Fields
2. I’m Dead
3. Raveneye
4. The Old Wind
5. Spears Of A Thousands
6. Reign

DURATA: 34:47

Gli svedesi Breach si sono sciolti tanto, ormai troppo tempo fa, eppure i membri di quella che fu una della band fondamentali per il movimento post-hardcore continuano a far parlare di sé, dando vita a progetti interessantissimi. Se quest’anno i Terra Tenebrosa (compagine costituita da personaggi noti di quella realtà, celati dietro gli pseudonimi di Hibernal, Hisperdal e The Cuckoo) hanno tirato fuori il devastante “The Purging”, non dobbiamo dimenticarci dei TOW, gruppo che vede coinvolti altri artisti al tempo in quella formazione. Parlo di Tomas Hallbom, Niklas Quintana e Kristian Andersson, presenti rispettivamente nel ruolo di cantante, chitarrista e bassista; Robin Staps (titolare della Pelagic Records, etichetta che li produce, nonché membro e fondatore dei The Ocean) alla chitarra e Karl Daniel Lide’n dei Vaka alla batteria completano i ranghi del gruppo.

I cinque debuttano con “Feast On Your Gone”, un disco-bomba, un concentrato spietato, crudo e abrasivo di sonorità che miscelano la ruvidità dell’hardcore con le scanalature del doom e al quale non potevano mancare atmosfere opprimenti e minacciose preposte a ingrigirne e infittirne il tessuto. “Feast On Your Gone” tende a trascinarsi, a divenire rigido e pesante, non lasciando trapelare nessun tipo di colorazione che vada al di fuori di una gamma cromatica ristretta a due sole entità: il nero e il grigio. Non vi è quindi possibilità di riscontrare attimi, neanche fugaci, che diano spazio all’entrata in scena di sensazioni speranzose.

Si è inghiottiti in un piano dimensionale avvolto da una malinconia affilata in “In Fields”, da una percezione di sacro stuprato dal tempo che scorre in “I’m Dead”, da un’inaspettata apertura d’archi che allenta le tensione in “Raveneye”. Si è solo a metà percorso, ma l’album ha già dato chiara dimostrazione di ciò che è capace di offrire. Tre pezzi, ancora tre tracce da ascoltare per completare i quasi trentacinque minuti racchiusi in questo lavoro e la solfa non cambia, anzi, sia “The Old Wind” che “Spears Of Thousands” ci tengono proprio a rincarare la dose di schiettezza e rude virilità fornitaci sino a questo momento. L’altra eccezione, quel tocco che per un istante allontana l’idea di irrobustire ed elevare ulteriormente tale carico, viene affidata alla vena maggiormente sperimentale palesata nella conclusiva “Reign”.

Eppure è innegabile che i TOW siano abilissimi nel far serpeggiare internamente alle canzoni una forma melodica orecchiabile, in mezzo a quel gelo e a quella cattiveria, alle volte anche acida e nei frangenti più estremi decisamente iraconda, e questa risulta chiaramente distinguibile, è un’attrazione di cui si deve tener forzatamente conto.

Per nostra fortuna pare che da progetto studio i The Old Wind siano passati allo stato di band a tutti gli effetti anche per ciò che concerne l’ambito live, sarà quindi probabile vederli in giro, occasione che data la qualità della proposta insita in “Feast On Your Gone” è decisamente consigliabile cogliere al volo. Nell’attesa che li si possa incrociare in qualche festival europeo, o sperando in un loro passaggio nel Belpaese, l’ascolto e l’acquisto dell’album sarebbero di per sé buone mosse da mettere in atto. Non perdetevi questo gioiellino!

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