TACOMA NARROWS BRIDGE DISASTER – Exegesis

TACOMA NARROWS BRIDGE DISASTER – Exegesis

Informazioni
Gruppo: Tacoma Narrows Bridge Disaster
Titolo: Exegesis
Anno: 2012
Provenienza: Inghilterra
Etichetta: Autoprodotto
Contatti: myspace.com/tacomanarrowsbridgedisaster
Autore: Mourning

Tracklist
1. Fractal World
2. Exegesis
3. Calligraphy
4. Valis
5. Black Iron Prison
6. Going Out Like Lights On A Switchboard
7. Sungazer
8. Wake

DURATA: 1:07:30

Ve li ricordate? No? Ecco allora che vi rimando al primo incontro con gli inglesi Tacoma Narrows Bridge Desaster di“Collapse”, era l’ottobre del 2010, un periodo non poi così distante da oggi eppure signori miei qui il cambiamento c’è stato, eccome se c’è stato.
La formazione che il mio orecchio incrociò al tempo era un quartetto che si muoveva unicamente su eteree, profonde e accattivanti basi strumentali che richiamavano This Will Destroy, Explosions In The Sky, Isis, Red Sparrowes e Russians Circles, erano quelle le fondamenta sulle quali veniva eretto nella totalità il loro sound. Adesso vi è un qualcosa in più, sì in più, perché hanno voluto aggiungere e non togliere, l’espressività del post-rock e le cadenze artistiche di quel tipo di visione sonora si sono evolute inglobando e in un certo senso soffrendo l’influenza di un altro nome di spessore del campo “alternativo”, questo nome è quello dei Tool; per far ciò sono divenuti un quintetto con il cantante Dylan a completare una line up allora come adesso composta da Adam (chitarra), Alex (batteria), Andy (chitarra) e Tom (basso).
Le atmosfere si sono ingrigite, appesantite, il drappo ha mutato il suo colore affondando con decisione in territori facilmente disposti ad animarsi, una collisione musicale fra il prima e il dopo avvenuta in maniera repentina, assorbita con semplicità però non priva di deja vù.

Ascoltando “Exegesis”, loro secondo parto, la sensazione iniziale fu d’aver a che fare con un disco già in mio possesso, il suo svolgersi sia nei cambi di tempo che d’umore, quella prestazione vocale fortemente incline a riprendere gradevolmente l’impostazione delle linee di stampo Maynard Keenan su tracce che in parte sembravano uscite da “Lateralus” e in altre portavano avanti quel discorso post-sognante da colonna sonora, non mi aveva del tutto ingannato, c’è tanta materia “conosciuta” ma non posso imputare ai TNDB questo come difetto, dato che l’ambito e la proposta in sé sono relegati ormai a un mondo ristretto e che con l’aumentare delle uscite rischia l’implosione.
Quello che posso invece garantire all’ascoltatore è la qualità seduttiva e coinvolgente in dote al platter, gli otto pezzi godono di una dimensione mutevole, accattivante e spesso decisamente animata, le fasi da “nenia” solitamente inserite con costanza per assuefare l’orecchio conducendolo in campo onirico sono state sostituite in più occasioni da riff irruenti e prettamente di marca Tool; non che le melodie arpeggiate in maniera estesa siano scomparse, è però palese quanto il lavoro di Danny Carey e soci sia diventato il pilastro su cui è imperniato il loro sound, alle volte si riscontra qualche sprazzo degli Oceansize che arricchisce ancor più un calderone ricolmo che non esplode per la bravura dei londinesi nel far confluire ed esplorare i vari appezzamenti musicali dando una quadratura precisa ai brani.
Potrei dilungarmi in questa disamina scorrendo ogni singola canzone, la ritengo una scelta poco utile, questo tipo di musica, più di altre nelle quali l’impatto e le dinamiche di batteria possono incidere sul risultato, va analizzata in campo emotivo e lì ci s’inoltra in una foresta nella quale il reticolo d’opinioni personali è difficile da districare e il più delle volte non combaciante.
Prendete “Exegesis” come fosse un compagno di viaggio tornato sulla vostra strada dopo un po’ di tempo nel quale vi eravate persi di vista, troverete in lui ciò che già conoscete e approfondendo scoprirete quel pizzico in più che potrebbe attrarvi definitivamente o deciderete di riporre il disco e passare avanti; sulla seconda opzione sono un po’ scettico data la bravura dei ragazzi, però tutto è possibile.
I Tacoma Narrows Bridge Desaster han piazzato un album che consiglio agli amanti del genere, è un acquisto che per voi sarebbe una scelta da ponderare non così a lungo, mentre ai restanti suggerisco comunque di dar loro un’opportunità e chissà che anche ai tooliani non venga l’acquolina in bocca, qualcuno un tempo ripeteva spesso “provare per credere” e non aveva tutti i torti.

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