TACTUS – Bending Light

 
Gruppo: Tactus
Titolo: Bending Light
Anno: 2016
Provenienza: Canada
Etichetta: Autoprodotto
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TRACKLIST

  1. Anamnesis
  2. Aurora
  3. Scimitar
  4. All Roads
  5. Feast Or Famine
  6. Colossus
  7. Goliath
  8. Cardinal
  9. Red And Ivory
  10. King Of The Sky
DURATA: 59:20
 

C'è questa nuova corrente dal Nord America che apprezzo molto nell'estremizzazione del concetto di progressive metal. Se negli anni '90 la tendenza era quella di avvicinarsi a preziosismi e al neoclassicismo ricercato, adesso la complessità compositiva si mescola a sonorità ben più pesanti e distorte: è l'era dei figli del metalcore. Il che, secondo il mio modestissimo parere, non è per forza un male, viste soprattutto le tante linee melodiche che questo comporta.

Nel caso specifico, i Tactus e il loro primo disco "Bending Light" sono un piacevolissimo esempio di come la tecnica sia facilmente piegabile a ogni scopo, che si tratti di forzare la mano con ritmiche al limite con il djent, o di alternare sapientemente degli arpeggi di chitarra o di basso all'interno di un brano, spaccando e ricostruendo l'intera struttura in un continuo sali e scendi musicale ("Feast Or Famine"). Ciò che mi ha colpito maggiormente del disco dei Canadesi è che tuttavia, nonostante la produzione indipendente, siamo di fronte a un prodotto estremamente pulito dal punto di vista compositivo e sonoro. Ogni singolo pezzo vive di vita propria, ritagliandosi piccoli spazi nella vostra memoria con passaggi sempre inaspettati: che sia la parte orientaleggiante di "Colossus", quell'assolo dreamtheateriano di "Red And Ivory" o i deliranti quattordici minuti della conclusiva "King Of The Sky", i Tactus non si sono di certo limitati e i frutti di tale lavoro sono spiazzanti.

Certamente tutto ciò ha una contropartita da non sottovalutare, ovvero una complessità compositiva tale da rendere "Bending Light" una mattonata sulle gengive. Credetemi se vi dico che dopo il primo ascolto ero rimasto talmente rintronato da non aver capito nulla, neanche che fosse passata un'ora dal suo inizio. Questo perché, nel suo sapere alternare momenti più calmi ad altri schizofrenici, l'album rimane perennemente senza forma, evitando di dare punti di riferimento, sia nella sua struttura complessiva sia in quella dei singoli brani. Questo muro sonoro confonde, ma per il sottoscritto la sensazione finale è sempre stata molto piacevole, al punto da far ripartire subito la riproduzione.

Se tecnicamente ai Canadesi non si può rimproverare decisamente nulla, con notevoli linee vocali (soprattutto pulite) e capacità che dimostrano la loro competenza strumentale, dall'altro lato questa massa sonora beneficerebbe sicuramente di maggiore controllo. L'attuale forma è pregna, ma è ingestibile, difficile da digerire, pur se gustosa durante l'assaggio (perdonate il paragone culinario). Indubbiamente un ottimo inizio per i Tactus, che hanno osato, raccogliendo ispirazioni da più generi e le hanno impacchettate in questa bella prima prova.

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