Le secchiate di rumore dei Tales About Digits

TALES ABOUT DIGITS – Water Whistling

Gruppo:Tales About Digits
Titolo:Water Whistling
Anno:2019
Provenienza:U.S.A.
Etichetta:Steinklang Industries
Contatti:Bandcamp
TRACKLIST

  1. Bottles In A Can
  2. Liquid Change
DURATA:59:45

Se vi dicessi che potrei raccontarvi un sacco di cose sui Tales About Digits mentirei, perché di questo gruppo harsh noise wall di Grand Rapids Michigan USA (da pronunciarsi rigorosamente con la voce di Dan Peterson) non si sa praticamente nulla, se non che si spacciano per essere il corrispettivo noise di ciò che “Weird Al” Yankovic è per il pop. Dei mattacchioni, insomma, che nel giro di un anno e mezzo hanno pubblicato trentadue (!) lavori fra cui undici split; Water Whistling è il primo che trova un’incarnazione fisica grazie agli altrettanto mattacchioni della Steinklang.

Lo scenario in copertina, una scena tra l’agreste e il fluviale, ispira una pace da locus amoenus, poi si fa partire il disco e si ritorna alla spietata realtà. L’harsh noise wall dei Tales About Digits non si discosta particolarmente da quelli che sono i chiassosissimi standard di gentaglia tipo Sleep Column, The Rita o Dead Body Collection; i muri creati dai Nostri, però, sono idealmente fatti d’acqua — elemento cui l’album è dedicato, almeno nelle intenzioni. Water Whistling (whistling è un eufemismo per casinodellamadonna) con le sue due tracce di quasi trenta minuti ciascuna è una bella esperienza dissociativa per tutti gli amanti della non-musica più intransigente: “Bottles In A Can” è un po’ un compendio di tutte le spanciate che ognuno di noi ha preso le rare volte che ha tentato un tuffo acrobatico al mare, magari pure senza considerare la scarsa profondità del fondale e quindi picchiando pure sulla sabbia; “Liquid Change” si presenta invece più rarefatta ma altrettanto uniforme nella sua opera di tortura timpanica.

La simpatia c’è, i muri di suono anche, ciò detto non mi sento di consigliare i Tales About Digits a chiunque, perché questa roba è per gente che sta malissimo e quindi, se non per tutta, almeno per la stragrande maggioranza dei lettori di Aristocrazia. Buon ascolto, mattacchioni.

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