Táltos - Érezd Hogy Élsz | Aristocrazia Webzine

TÁLTOS – Érezd Hogy Élsz

Gruppo: Táltos
Titolo: Érezd Hogy Élsz
Anno: 2022
Provenienza: Ungheria
Etichetta: Autoprodotto
Contatti: Youtube  Bandcamp  Spotify
TRACKLIST

  1. Örjöngés (Rampage)
  2. Kannibál Keringő (Cannibal Waltz)
  3. Farkasbőrbe Bújt (Sheep In Wolf Skin)
  4. Mit Vársz? (What Do You Expect?)
  5. Érezd Hogy Élsz (Feel Alive)
DURATA: 23:19

Quella del táltos è una figura complessa che non si può ridurre unicamente al suo corrispettivo di sciamano o saggio senza correre il rischio di perdersi per strada qualcosa. Anche per questo quando mi sono trovato davanti il progetto responsabile della pubblicazione di questo Érezd Hogy Élsz la mia attenzione è stata subito catturata.

Parto subito col dire che, secondo quanto sono riuscito a ricostruire, i Táltos sarebbero sì una band, ma l’unica figura stabile dietro il tutto sarebbe il solo JesterOfDestiny, che alimenta il sottobosco estremo magiaro anche attraverso le pubblicazioni di Maneater (progetto doom/death) e Gallow’s Forest (valvola di sfogo per le pensate più avanguardistiche del Nostro).

Dalla pubblicazione del suo primo EP, Vártunk Már Eleget, JesterOfDestiny si è circondato di amici e collaboratori conosciuti tramite Fiverr, come l’americano Gavin Brooks dei Voidthrone alla chitarra e il serbo Damjan Stefanović (Goddess, Mrtvi e Sarah Jezebel Deva) alle pelli. I due hanno collaborato con il capoccia anche nel successivo EP, A Sólyom És A Sas, uscito lo scorso marzo. Con Érezd Hogy Élsz c’è stato il primo avvicendamento dietro le fila dei Táltos, con l’ingresso del norvegese Jeffrey “Kohld” Kelly (Wintertide) al posto del defezionario Brooks.

Questa breve quanto enciclopedica premessa per dire cosa: Táltos nasce per volontà di una sola persona e, al netto di contributi esterni, la sua visione non è cambiata rispetto al passato. L’identità musicale del progetto ungherese è radicata in una sorta di avantgarde black molto vicino al folk, che però non si spinge mai su lidi particolarmente epici o sinfonici come insegnano i Chthonic. Il progetto magiare parrebbe piuttosto preferire i momenti più meditativi dei Falkenbach alla frenesia del progetto di Taiwan, buttando però nel mix anche un tot di elementi altri che potrebbero far storcere il naso a chi non è pronto alle sperimentazioni. Mi riferisco nello specifico al didgeridoo, strumento suonato direttamente da JesterOfDestiny un po’ in tutti i suoi progetti; la passione del polistrumentista per lo strambo strumento a fiato non conoscerebbe limiti o vergogna, ma a occhio e croce un uso più mirato potrebbe esclusivamente giovare alla sua produzione, detto con franchezza.

Al netto di questo, Érezd Hogy Élsz si presenta senza infamia e senza gloria. L’apripista “Örjöngés” parte dalle atmosfere ritualistico-evocative per poi deviare verso distorsioni e scream e, allo stesso modo, si evolvono i restanti quattro pezzi in scaletta. Non sembra esserci traccia né volontà di avvicinarsi ai canoni del black più canonico, come l’assenza di blast beat proverebbe. La marginalità delle distorsioni in certi momenti (“Mit Vársz?”) in favore delle trame più folk, di contro, riflette il desiderio di andare a estremizzare un ambient/folk già di per sé naturalmente dark.

Insomma, il terzo EP dei Táltos è decisamente un fatto, una roba difficile da catalogare e categorizzare che, un po’ come la figura a cui si ispira il nome del progetto, finirebbe solo per perdere nel corso di un’operazione del genere. Per ora un 6 politico, per capirci qualcosa in più direi di restare in attesa di una prova un po’ più corposa.