TALVIHORROS – And It Was So

TALVIHORROS – And It Was So

Informazioni
Gruppo: Talvihorros
Titolo: And It Was So
Anno: 2012
Provenienza: Inghilterra
Etichetta: Denovali Records
Contatti: facebook.com/talvihorros
Autore: Mourning

Tracklist
1. Let There Be Light
2. In The Midst Of The Waters
3. The Two Great Lights
4. Swarms Of Living Souls
5. Creeping Things
6. Great Sea Monsters
7. A Mist Went Up

DURATA: 47:23

Il mondo non è stato creato da un giorno all’altro, questa frase l’avrò sentita migliaia di volte, ciò che mi sono sempre chiesto è se sia più facile, o piacevole, credere alla favoletta “divina” della sua composizione in sette passaggi o accontentarsi dei tentativi di spiegazione scientifici. In principio vi era il nulla o il caos? In anni segnati da dilemmi su termini come “Apocalisse”, queste sono domande a cui si è probabilmente dato un peso, il punto è: abbiamo una risposta a esse?
I Talvihorros, progetto musicale di Ben Chatwin, giungono alla quarta uscita con “And It Was So”. Le precedenti (“Some Ambulance” nel 2009, “Music In Four Movements” nel 2010 e “Descent Into Delta” nel 2011), avevano dato modo all’artista di affinare la propria tecnica melodico-drammatica con la quale alimenta un post-rock minimalista, caratterizzato da soundscape giganteschi e alienazioni drone. Tenete per buoni i GY!BE in quanto ad affinità elettiva del sound.
Il nuovo lavoro è universale, la maniera con la quale i suoni si espandono il più delle volte in cicli continui e distensivi e le tonalità tenui dove si evidenzia l’uso di note quasi a voler scrollarsi di dosso sensazioni di disordine o elementi di disturbo danno vita a un disegno generale tutt’altro che cupo. In “And It Was So” difatti non vi è un barlume di luce, vi è la luce intenta con continuità a fornire la sua energia alla costruzione di un “paradiso” sonoro.
Il più delle volte noterete un acuirsi delle melodie, accompagnate da uno strato in sottofondo di “rumori” che conducono l’immaginario attraverso le fasi del suo modellamento. Atto dopo atto incrocerete sensazioni morbide e fluttuanti che si relazionano con l’abrasività dei droni, è forse più palese in “The Two Great Lights”, episodio all’interno del quale il peso delle emozioni diviene sostentamento abnorme per la sua intima evoluzione che sfocia in un clima da sogno che perdura anche nella successiva “Swarms Of Living Souls”. Con tutta probabilità si tratta delle canzoni che rappresentano il culmine dello stato da “lavori divini in corso” che il disco sembra avere marchiato sopra.
Eppure ascoltando e riascoltando, la situazione non è completamente galleggiante e fluida, è vero che una forma di positività tutt’altro che strisciante attraversa la composizione, in altrettanta maniera però si presentano all’orecchio attimi dominati da viscosità e tensione, come in “Great Sea Monsters” che incute timore quanto meraviglia. Le calme acque sono abitate da entità uniche che infestano i fondali e ciò mi fa pensare alla figura del mostro per eccellenza, quel Leviatano che nei secoli è stato descritto sia in qualità di simbolo della potenza del fantomatico creatore che nei panni di creatura terribile e inarrestabile portatore di caos:

Fa ribollire come pentola il gorgo,
fa del mare come un vaso di unguenti.
Nessuno sulla terra è pari a lui,
fatto per non aver paura.
Lo teme ogni essere più altero;
egli è il re su tutte le bestie più superbe.

(Giobbe 41:23-26)

“And It Was So” non è un’opera semplice da assorbire, qui non solo i due opposti si attraggono, ma si adorano e la loro unione porta al concepimento di un terzo che rappresenta la luce di cui scrivevo poc’anzi. Il risultato è quindi dinamico nonostante il raggio d’azione limitato della strumentazione, i Talvihorros si rinchiudono in un confine segnato dalla voglia di essenza elementare, seppur adornata dal conforto artistico degli archi (violino, violoncello e viola), la cui esecuzione è affidata rispettivamente agli amici Christoph Berg (Fields Rotation), Oliver Barrett (Procellarie) e Anais Lalange, e supportata in alcune circostanze dalla ritmica scandita dalla batteria di Jordan Chatwin, che è l’elemento di conduzione portante del progredire.
I ragazzi inglesi sono decisi a emozionarvi, a tentare di smuovere le corde che risiedono nel vostro animo, non posso dire con certezza quale potrà essere la vostra reazione nei confronti di questo disco, ma di sicuro ne avrete una personale e irripetibile ogni volta che deciderete di mettervi all’ascolto.

Facebook Comments