TAMERLAN – Luciferian

 
Gruppo: Tamerlan
Titolo: Luciferian
Anno: 2016
Provenienza: Russia
Etichetta: Casus Belli Musica
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TRACKLIST

  1. Patricide
  2. Burn In Peace
  3. Until Dream Are All That's Left
  4. Come And See
  5. The Beholder
  6. Apotheosis
  7. Lucifer's Son
  8. Faces In The Fog
DURATA: 39:18
 

Da sempre sulle pagine di Aristocrazia si avvicendano formazioni non propriamente legate alle sonorità che noi bestie di Satana preferiamo, ma quello dei Tamerlan è davvero un caso limite. Già dal titolo possiamo presentire quanto "Luciferian" sia buio, eppure mai mi sarei aspettato potesse esserlo così tanto; essendo poi allo stesso tempo anche altrettanto splendente.

Il progetto di origine russa, portato avanti dal solo Timur Iskandarov e ormai in circolazione da poco più di un decennio, fornisce una prova più che solida e soddisfacente delle sue doti. Un Folk moderno, oscuro e a tratti anche un po' allucinogeno la fa da padrone per tutti i quasi quaranta minuti di durata dell'album, complessivamente dai toni pesantemente cupi. Una puntuale osservazione di un'amica mi ha fatto notare come già dalla prima canzone "Patricide" ci sia qualcosa che ricorda un po' gli Agalloch di "The Lodge", band che potremmo quindi, con molta tranquillità, prendere come punto di riferimento nel tentativo di definire questo sound quanto mai complesso. Sebbene non sia propriamente un ascoltatore abituale di questo genere di proposte, sono rimasto colpito da "Luciferian" più che positivamente: alcune note orientaleggianti negli arrangiamenti fanno sì che il miscuglio finale sia facilmente digeribile, nel suo essere una psichedelica commistione di musica completamente acustica ma riconducibile per atmosfere ai più neri frangenti del metal.

Nota decisamente caratteristica, com'è facilmente intuibile fin dal primissimo momento, è la voce di Timur: bassa, baritonale, talvolta sospirante, quasi sempre abbastanza ritmata, mi ha fatto venire in mente in più occasioni quelle di Dave Gahan dei Depeche Mode e di Ronny Moorings dei Clan Of Xymox. Come può un amalgama di Folk oscuro e tenebroso avere così tanto a che fare con la Darkwave e con le atmosfere psichedeliche dell'Occult Rock? Com'è possibile che si avvicini così tanto alla Dark Ambient e al Goth Rock, pur restandone così diverso? Non lo so, davvero; continuo a pormi queste domande ma non trovo veramente una risposta. Forse il nome che potrebbe avvicinarsi di più alla proposta dei Tamerlan è quello dei Dead Can Dance… Ma non ci siamo comunque. Senza alcun dubbio, però, è proprio questa singolare commistione di spunti e influenze a rendere "Luciferian" un lavoro così smisuratamente bello e interessante.

Va inoltre fatto un breve discorso a parte per lodare il formato digipak del suddetto disco. Il magnifico disegno in copertina (realizzato da Bora Helvacioglu), con le sue tinte calde e le pennellate in uno stile moderno in cui riecheggiano gli insegnamenti romantici, si insinua anche sulle facciate interne del cofanetto e imprime un senso di marcata elevatezza spirituale al suo contenuto. La vera sorpresa arriva quando, sfilato il libretto per leggere i testi delle canzoni, si scopre che essi non vi sono contenuti. Al loro posto, ogni pagina è dedicata a una singola traccia e, sotto i singoli titoli, viene riportata una frase chiave, a mio avviso, per la corretta interpretazione del corrispettivo elemento della scaletta. Ed è così che si legge «Shut is the Road / That brought you Here / Mercy is to Slay» sotto "Patricide", «Sending Hatred / Forced on me / I Cleanse You / As you burn» recita quella dedicata a "Burn In Peace"; «In the End / We walk / To the ever growing / Abyss» marca "The Beholder", mentre «In his / Eternity / I / Shine» domina sulla facciata della pagina di "Lucifer's Son".

Suvvia, penso di aver evidenziato abbastanza caratteristiche degne di nota per convincere anche il più scettico degli ascoltatori a dare almeno una possibilità all'album dei russi Tamerlan. Accettate quindi questo mio consiglio: lasciatevi guidare dalle chitarre acustiche e trasportare dalle percussioni, dall'incedere estremamente ben controllato e dagli occasionali, ma non per questo meno graditi, intarsi di flauto di "Luciferian": non ve ne pentirete.

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