TANGAROA – One Hand For The Knife, One Hand For The Throat

TANGAROA – One Hand For The Knife, One Hand For The Throat


Informazioni
Gruppo: Tangaroa
Anno: 2008
Etichetta: Anticulture Records
Autore: Advent

Tracklist
1. Turn Off The TV, Shut The Magazine
2. One Hand For The Knife, One Hand For The Throat
3. We’Ve Got Them, Where We Want Them
4. Swimming In The Sea
5. Tick Tock, Tick Tock
6. In The Hive Of Complication
7. Jupiter Sheep Farm
8. D’ya Hear That Wolf?

DURATA : 46:02

Tech mTANGAROA - One Hand For The Knife, One Hand For The Throat etal.
Rabbioso, deciso e pulito.
I Tangaroa sono una band di difficile collocazione musicale, da un lato hanno una composizione strettissima che togliendo il fiato all’ascoltatore fa pensare ad un lavoro math, dall’altro alcuni growl aspirati fanno capire che c’è un anima deathcore nonostante l’intero album sia piuttosto urlato con brevissime parti pulite.
Non pensate ad un lavoro crudo core (la componente è ben calibrata), la gente è divisa tra progressive metalcore e tech metal, affermo che possiamo metterci ad ascoltarli privi di qualsivoglia preconcetto sul loro genere.

La canzone più completa che permette di capire il disco è “One Hand For The Knife, One Hand For The Throat”, c’è tutto a partire da un inizio lento seguito dallo sviluppo sincopato di riff contrastanti, la metamorfosi in deathcore elaborata in chiave puramente personale con tanto di breakdown progressista dice chiaro e tondo che quello che si sta ascoltando non è un prodotto qualunque.
“Tick Tock, Tick Tock” contiene piccole perle jazz alternate che allieteranno abbastanza il prosieguo dell’album.
La prima parte di “We’ve Got Them, Where We Want Them” evidenzia il loro carattere dissonante e l’intera canzone “Jupiter Sheep Farm” mette in luce un post-metal di buona qualità.
Il disco conclude con “D’Ya Hear That Wolf?”, porta la velocità ad un altro livello con stacchi ragionati e partenze annunciate che non vengono chiuse nemmeno da un ottimo assolo che si presta benissimo alle capacità dei ragazzi, la canzone termina infatti con un altro break che segna davvero la fine accompagnata da passaggi fluenti alternati ad altri meno intelligenti e più serrati.

La produzione non è fantastica ma più che buona, non si avrà nessuna difficoltà ad ascoltare questo prodotto, una nota dolente del disco potrebbe essere la voce che non viene messa in risalto particolarmente, risulta bassa (non come tipo di voce ma proprio come volume) troppe volte e nelle parti salienti delle canzoni si sente il bisogno di un sonoro diverso.
Le ritmiche di sicuro stancheranno chi non è ascoltatore abituale di math metal.
I Tangaroa hanno presentato un ibrido maturo degno del dio marino polinesiano dal quale hanno preso il nome.

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