TAPHEPHOBIA – Escape From The Mundane Self

 
Gruppo: Taphephobia
Titolo:  Escape From The Mundane Self
Anno: 2013
Provenienza: Norvegia
Etichetta: Cyclic Law
Contatti: Facebook
 
TRACKLIST

  1. Into The Night He Disappears
  2. My Worthless Self
  3. White Chamber
  4. To Storm The Field
  5. Stranger In This Century
  6. In The Heart Of Factory
  7. Corporeal Escape
  8. Earth-Bound Spirit
  9. Leave Their Sinking Ship
  10. Placid Hours Of Quietness (The Final Day)
  11. All Night Near The Water
DURATA: 54:07
 

A distanza di un anno dal primo incontro ("Taphephobia") avuto con il progetto di Ketil Søraker, mi ritrovo ad avere fra le mani il suo nuovo lavoro intitolato "Escape From The Mundane Self", album prodotto ancora una volta con il supporto dell'etichetta canadese Cyclic Law.

Fuggire dalla vita quotidiana: chi non ha mai provato questa voglia? Nel mondo odierno è semplice rimanere incastrati all'interno di una routine che ingrigisce e fa appassire le emozioni, una lenta e incombente discesa, alcuni giorni più amara che in altri, elaborata musicalmente negli undici capitoli sonori inanellati dall'artista norvegese. Il paesaggio raffigurato dai suoni, dai rumori e dalle semplici vibrazioni che Soraker va di volta in volta miscelando è quieto in maniera inquietante, si scorge la presenza di un sentimento mesto e di azioni come l'abbandono, sia fisico che morale, capaci di gelare l'animo.

Ogni singola escursione al di fuori del territorio classicamente ambient, espanso e tristemente accomodante, invece non fa altro che far avvertire il torbido tentativo di volersi liberare di quella rotazione circolare che il quotidiano tende a creare, spezzando i denti della ruota. Taphephobia mette in atto queste prove attraverso il collasso drone ravvisabile in un paio di circostanze e grazie alla parola: in "White Chamber" viene espressa duramente dalla serial killer Aileen Wournos, alla quale s'inspirò il film "Monster" del 2003 con protagonista Charlize Theron; in "Stranger In This Century" e "Earth-Bound Spirit" sono presenti dialoghi tratti da "The Human Stain" con Anthony Hopkins e Nicole Kidman (a sua volta basato sul romanzo di Philip Rot pubblicato nel 2000) e "The Messenger" del 2009 con Woody Harrelson. Tentativi che comunque sembrano andare a vuoto, come se si venisse rinchiusi in una spessa teca di ghiaccio perenne e immobilizzati si sperimentasse la fuga solo con il supporto del pensiero.

Søraker pare voglia lanciare una sfida con "Escape From The Mundane Self": rimarremo incantati e soggiogati oppure dopo esserci dolorosamente fatti spiattellare ciò che potrebbe essere la forma assunta dalla nostra vita ci desteremo di botto, motivati a reagire? Nell'attimo in cui deciderete di confrontarvi con la sua musica, vedrete che prendere una posizione vi verrà spontaneo, vi lascio quindi consigliando l'acquisto, l'ascolto e il totale assorbimento di questa stupenda opera d'arte.

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