TAUR-IM-DUINATH – Del Flusso Eterno

Gruppo:Taur-Im-Duinath
Titolo:Del Flusso Eterno
Anno:2018
Provenienza:Italia
Etichetta:Dusktone
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TRACKLIST

  1. Symbelmine
  2. Rinascita
  3. Così Parlò Il Tuono
  4. Del Flusso Eterno
  5. Hírilorn
  6. Il Mare Dello Spirito
  7. Ceneri E Promesse
  8. Mallorn
DURATA:48:10

Il 2018 ha visto l’uscita di alcuni dischi a me molto cari e, per quanto riguarda il mondo del black metal, uno di quelli che maggiormente attendevo era Del Flusso Eterno di Taur-Im-Duinath. Se vi state chiedendo che cosa ha combinato F. (chitarrista dei Párodos e incipriatissimo turnista di Scuorn) per finire col suo debutto tra i titoli del sottoscritto nella nostra playlist di fine anno, però, state sbagliando domanda. Dovreste riflettere, piuttosto, interrogarvi sul perché.

«Not all those who wander are lost» recita il retro del libretto di un album che, in poco meno di cinquanta minuti, tocca pianissimo il tema dello smarrimento interiore. Orientarsi in questa vita non è affatto semplice e può spesso capitare di sentirsi persi e spaesati. Probabilmente questo è passato per la testa di F. per un certo tempo; dev’essere stato a quel punto che il Nostro ha deciso di fermarsi e staccare la spina, di rifugiarsi tra i boschi del suo salernitano, chiudere gli occhi e respirare. Da questo punto di vista, Del Flusso Eterno è l’incarnazione di quella esatta sensazione di riconciliazione con la natura: otto tracce che ci parlano della vita, dell’universo e tutto quanto, con rimandi ai romantici dell’Ottocento e agli Agalloch, tendendo al più classico black metal con animo innovatore e rinnovatore.

Volgendo lo sguardo alla musica, ora, possiamo decostruire il disco in questo modo: “Rinascita”, “Così Parlò Il Tuono” e “Del Flusso Eterno”, prima, e “Il Mare Dello Spirito” e “Ceneri E Promesse”, poi, vanno a comporre la carne viva dell’opera, segmentata in maniera ordinata da tre tracce strumentali (“Symbelmine”, “Hírilorn” e “Mallorn”). Perché solo di carne viva si può parlare nel momento in cui l’ascolto non lascia trasparire altro che immagini di concreto dolore, sofferenza e speranza. Strati e strati di chitarre si sovrappongono e si intrecciano, andando a costituire il muro di suono con il quale si scontra l’ascoltatore. Le radici di questo blocco affondano in profondità e si avvinghiano veementemente attorno alle monolitiche linee di basso (composte e registrate da G. Orion, compagno di F. nel progetto párodossale) e alle sezioni di batteria; il comparto ritmico, in questo contesto, sostiene dal profondo e, contemporaneamente, valorizza ogni singolo pezzo, risultando classico nell’approccio e al contempo originale, mai scontato.

Come detto poco fa, la cifra stilistica dell’opera di F. risente certamente dell’influenza degli Agalloch, eppure prestando maggiormente attenzione alla forma oltre che al contenuto di questo flusso eterno ci appare altrettanto evidente come un approccio meno intricato e più diretto caratterizzi forse in maniera più consistente l’intero album, rendendo la proposta più vicina al post-black degli austriaci Anomalie, ad esempio. In questo senso, “Del Flusso Eterno” è una traccia che mette in mostra in maniera esemplare tutto ciò: partendo in maniera esplosiva e ferale, risucchiando tempo e spazio in un momento centrale di puro folk acustico (durante il quale Marco Alfieri, unico altro ospite del disco, prende la parola), per poi tornare a ferire l’ascoltatore, puntando direttamente al suo cuore con versi ricchi di emotività.

All’inizio di questa recensione avevo scelto di spostare il focus della mia analisi non sul cosa, ma sul perché di questo disco. Come vedete, descrivere il contenuto dell’album di debutto di Taur-Im-Duinath non è affatto operazione così complessa, sebbene certamente le parole non possano assolvere in toto il loro compito. Circa le motivazioni dietro e dentro di esso, però, non si può dire affatto lo stesso. Non si tratta di una ricerca altrettanto facile, anzi tutto diventa più sfuggente. Tentare di carpire il vero senso all’interno del flusso eterno è compito di ognuno di noi, impresa affidataci dalla vita e, in questa sede, resaci meno altra dal polistrumentista salernitano.

Accogliete il cambiamento e ascoltate Del Flusso Eterno, il debutto possente e roboante del progetto solista di F.: alla fine di questo viaggio non sarete più gli stessi.

«Locked in our staticity
Unable to embrace changes
We found comfort in the stillness
Of the eternal winter of our spirits

Negating every kind of motion
Thus refusing to reborn
And dying
The arrival of spring»

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