TDW – Music To Stand Around And Feel Akward To

 
Gruppo: TDW
Titolo:  Music To Stand Around And Feel Akward To
Anno: 2014
Provenienza: Olanda
Etichetta: Layered Reality Productions
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TRACKLIST

  1. Some Thing I
  2. Chameleon
  3. Surface Scratching
  4. Heading Back
  5. Home
  6. Butteflies
  7. Mounring After II
  8. Dreamwalk II
  9. Shock Awakening
  10. Jimmy
  11. Some Thing II
DURATA: 58:09
 

Tom De Wit è un bravo ragazzo. Anzitutto, perché è di una cortesia rara, che dimostra genuinità e passione per il suo lavoro; poi, perché è un buon cantante e musicista, con idee ben precise in testa e grandi ambizioni nel cuore. Dopo aver fatto la sua conoscenza con l'album da me recensito dei suoi Mind:Soul, in cui fa praticamente da deus ex machina, torno a fargli visita nel suo progetto solista TDW con il nuovo "Music To Stand Around And Feel Akward To", un'ora di musica che racchiude l'essenza del cantante e compositore olandese.

Come nel citato "The Way It Should Be", anche questa volta si parla di progressive metal di stampo "Dreamtheateriano", dove melodie e suoni più duri si mescolano e reggono tante piccole storie, in cui De Wit canta dei piccoli ma grandi drammi esistenziali che spesso attraversano la nostra vita, o che altrettanto spesso ignoriamo: chi siamo davvero, cosa la società ci fa essere, quanto siamo "veri" e "vivi" durante la nostra esistenza. Il tutto con parole semplici, all'apparenza banali, ma mai scontate e stucchevoli.

Il disco parte lento con "Some Things I", un brano pieno di atmosfera, con una chitarra acustica che si appoggia su un letto di percussioni; Tom De Wit con la sua buona prestazione ci introduce melodicamente al lavoro, accompagnato da tastiere che impreziosiscono il tutto. La calma lascia il posto al prog metal di stampo classico di "Chameleon", che gioca tutto sugli incastri tra le note di un sintetizzatore tagliente e una ritmica che pare presa dai tempi andati di "Awake": sembra quasi di sentire un brano dei Dream Theater con un cantante che non sia La Brie.

"Surface Scratching" continua su questa traiettoria, alternando alle schitarrate metal alcuni passaggi prog rock che ricordano quasi gli indimenticabili Gentle Giant; il pezzo pecca però, come del resto altri episodi, un po' in prolissità e pare esaurire le sue cartucce un po' presto. "Heading Back" e la sua bella chitarra solistica sono invece un preludio a "Home", brano centrale dell'opera e quasi "perno" di svolta nelle storie narrate nel disco. L'inizio pare calcare le orme di alcuni album degli Anathema di qualche anno fa, regalando una canzone "emozionale" (traducendo un neologismo molto british) e intensa.

Con "Butterflies" arriviamo a uno di pezzi su cui l'editore pare aver puntato di più, dato che è uno dei due ritratti in videoclip. E ha fatto bene: l'intro in pianoforte, la voce bassa, la melodia semplice e l'ottimo utilizzo degli archi lo rendono magari un po' monotono nelle battute finali, ma decisamente riuscito. Iconico, entra facilmente in testa.

Subito dopo il disco centra un altro gran colpo con "Mourning After II", probabilmente il pezzo più riuscito del lotto. Il duetto tra voce maschile e femminile funziona benissimo, una sorta di rappresentazione teatrale che coinvolge l'ascoltatore e lo trascina con sé. Le ritmiche e le progressioni tipiche del genere lasciano spazio a un ritornello molto melodico, mentre le chitarre e le tastiere si divertono prima ad "accendere" lo scontro tra le due voci, poi sembrano quasi fare da pacieri e unirle insieme in un unico, grande coro. L'assolo di violino di Laura Van Den Voorde, compagna di scuderia proveniente dagli Adeia, è la ciliegina sulla squisita torta rappresentata da un brano davvero riuscito.

I tre pezzi conclusivi confermano l'essenza dell'album: un lavoro pieno di emozioni, di buone idee, che a volte però si perde un po' troppo in se stesso, reiterando soluzioni quasi identiche. Se la già citata "Mourning After II" è l’esempio di quanto di meglio possiamo trovare nel disco, "Jimmy" è sostanzialmente l'altra faccia della medaglia: una struttura noiosa e fin troppo barocca per un brano che parte molto bene, ma finisce quasi per stancare.

"Music To Stand Around And Feel Akward To" è un disco ben suonato, ottimamente prodotto dalla brava Layered Reality e con personalità. Non inventa nulla, così come nulla inventava "The Way That It Should Be", ma è un solido ascolto per i patiti del progressive metal anni Novanta. Il prolifico Tom ha ripescato bene nel suo passato meno conosciuto, dando nuovo lustro a brani usciti anni fa e riproposti in versione pesantemente riveduta e corretta in questo disco che è anche una sorta di "festival" dei diversi talenti presenti alla Layered Reality Productions: ad accompagnare il cantante troviamo infatti componenti dei bravi Adeia, dei Sense Vs Sanity e di altri artisti in forze all'etichetta olandese. Il risultato di questo "all star" si sente: le esecuzioni sono tutte di ottimo livello, anche nei brani meno riusciti, con performance che coniugano sapientemente espressività e tecnicismo tipico del genere.

Un'ultima nota: la Layered Reality e Tom De Wit sono stati tanto gentili a inviarmi la copia fisica, che differisce dalla digitale per alcuni piccoli ma significativi aspetti. Oltre a proporre un libretto molto ben curato, la versione su cd contiene alcuni brani aggiuntivi ed è in edizione molto limitata: sono uno dei trecento fortunati che può possedere "Music To Stand Around And Feel Akward To" in tutto il mondo. Al momento non sono in grado di sapere quante di queste copie fisiche siano ancora in circolazione, quindi affrettatevi, orfani dei Dream Theater che furono.

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