TEARS OF MANKIND – Memoria

TEARS OF MANKIND – Memoria

 
Gruppo: Tears Of Mankind
Titolo:  Memoria
Anno: 2011
Provenienza:  Russia
Etichetta: BadMoodMan Music
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TRACKLIST

  1. Intro
  2. In The Embrace Of Eternal Sunshine
  3. Deadly Desire 
  4. Passion Blackfathom Deeps
  5. Under The Great Dome
  6. So Long And So Recently
  7. Память [Pamyat]
  8. Маятник [Mayatknik]
  9. Реквием [Rekviem]
  10. Вино памяти [Vino Pamyati]
DURATA: 01:02:35
 

Nuovo lavoro per Phil Skrobelin e il suo progetto Tears Of Mankind, il quarto capitolo in formato di lunga durata dal titolo "Memoria" è ancora legato alla Solitude Productions anche se rilasciato dalla sotto-etichetta BadMoodMan Music.

La musica è rimasta nuovamente ancorata, o per meglio dire intrappolata, in una dimensione che vede il gothic-doom di My Dying Bride e primi Anathema come riferimenti principali, è il suono dei primi anni Novanta decadente e melancolico che attraversa e fornisce la sostanza malleabile sulla quale poter lavorare.

L'artista russo sempre curatore della totalità sia della composizione che dell'esecuzione strumentale e vocale, con il solo appoggio lirico di Sergei Terentjev (che a meno di un caso di omonimia dovrebbe essere un pianista noto ai più) nella triade conclusiva, si muove su di un range sonoro per lo più conosciuto, fatto di riff semplici e dinamiche ritmiche per lo più essenziali che aumentando o decelerando in modo da assecondare le scansioni umorali di "Memoria" permettono ai brani di acquisire una languidità e una passionalità scura notevoli.

Il lavoro è verosimilmente diviso in due parti: la prima, dalla traccia d'ingresso "Intro" a "So Long And So Recently", quest'ultima una delle canzoni più interessanti del disco per il connubio elegante di note di piano e chitarre graffianti, si snoda offrendo buoni spunti in "In The Embrace Of Eternal Sunshine", più per il fascino trasmesso che per la struttura in sé, e "Deadly Desire" per lo sbattersi irrequieto che contrappone il drumming talvolta irruento alle note dolciastre del piano. Dalla settima "Pamyat" alla conclusiva "Vino Pamyati" è invece la natura russa che sgorga con maggior imponenza attingendo dal lato più romantico, il flusso di note si affievolisce e allenta ancora la morsa divenendo più "triste" nel proporre un ulteriore strato di delicatezza che forse non sarebbe giovata a un "Memoria" che, con un po' di mordente in più e una personalità di maggior spessore, avrebbe potuto probabilmente ottenere risultato differente.

Il problema alla fine della giostra è sempre quello, Phil continua imperterrito a girare intorno al proprio background musicale mostrando unicamente sprazzi di ciò che potrebbe essere, ma di fatto non è, a chi consigliare quindi l'ascolto di quest'album? O si è visceralmente sedotti dalle due band citate a influenza e quindi ci si lascia trasportare da qualsiasi lavoro abbia una forte connessione con esse, o in altro caso, in qualità di neofiti del genere, vi trovaste nelle orecchie "Memoria" sono quasi sicuro lo riterreste di vostro gradimento. Andar oltre queste due eccezioni mi sembrerebbe voler dare in pasto ai lupi un disco del quale han poco di cui quale cibarsi.

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