TELOS – Telos

Gruppo:Telos
Titolo:Telos
Anno:2016
Ristampa:2018
Provenienza:Danimarca
Etichetta:WOOAAARGH
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TRACKLIST

  1. Hadean
  2. Ape
  3. Deity Pt. 1: Wither
  4. Deity Pt. 2: Sentience Ends
  5. Deity Pt. 3: Nova
  6. Immersed In Green
DURATA:31:07

La voce della coscienza ambientalista — e critica nei confronti della società attuale — questa volta si fa sentire dalla Danimarca. I Telos, di base a Copenhagen, ci danno la loro personale opinione con il debutto eponimo, uscito nel 2016 e ristampato su vinile pochi mesi fa da varie etichette, tra cui la tedesca WOOAAARGH. Considerando il tenore delle sue uscite, non sorprende quindi che il genere proposto sia violento e abrasivo, una sorta di hardcore annerito e puntellato con elementi mathcore di natura più cervellotica.

La compagine danese, come sempre più spesso accade in certi filoni della musica estrema, narra di un inevitabile collasso dell’umanità, abbracciando un arco temporale immenso, partendo idealmente dall’eone Adeano con la formazione della Terra: le due entità, Telos e Gaia, generano in “Hadean” tutto ciò che è vivente, compreso colui che in ultimo costituirà per loro la minaccia più grande, l’essere umano.

La mezz’ora proposta dai Telos si dipana tra sfuriate post-hardcore tendenti al black metal, dissonanze e ritmiche opprimenti perfettamente bilanciate durante tutta la durata, richiamando nomi come i maestri Converge e gli Oathbreaker, dalla contorta “Ape” alle atmosfere — seppur deviate — della strumentale “Deity Pt. 3 – Nova”; non mancano tuttavia aperture più melodiche e spunti, come detto poc’anzi, di stampo mathcore. Tutto ciò si sposa perfettamente con il senso di urgenza veicolato dai testi, che dipingono un’umanità arrogante, che si erge quasi a divinità, dal punto di vista della Natura («A being claims my surface for itself… Driven by lust, by greed, by power»). Lo scontro finale, per così dire, ha luogo nel trittico “Deity”, con la ribellione da parte del Pianeta e la revoca di qualsiasi diritto dell’umanità; di fatto, il diritto di esistere, riportando tutto all’equilibrio iniziale con “Immersed In Green”, che però non ci risparmia un’altra gran dose di violenza sonora.

Telos è un lavoro che, musicalmente, non costituisce nessuna novità nel genere, ma la trattazione di una tematica così pressante in una cornice lirica un po’ più particolare lo rende degno di nota. La materia non si crea né si distrugge, veniamo dal suolo e al suolo ritorneremo: sta a noi decidere quando succederà.

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