TENOCHTITLAN – Creation Of Earth

TENOCHTITLAN – Creation Of Earth

 
Gruppo: Tenochtitlan
Titolo:  Creation Of Earth
Anno: 2012
Provenienza:  Russia
Etichetta: BadMoodMan Music
Contatti:

Bandcamp

 
TRACKLIST

  1. Tlaltecuhtli
  2. Beginning
  3. Falcon And The Serpent
  4. Nual
  5. The Funeral Of Montezuma
  6. Flower Ish-Chel
DURATA: 45:36
 

I Tenochtitlan sono un gruppo russo composto da musicisti che vivono a distanza, ma sempre all'interno della stessa nazione. Finora hanno pubblicato quattro dischi, l'ultimo dei quali è "Creation Of Earth", che trattano tematiche perlopiù relative alle popolazioni del Centro-Sud America. Non a caso il loro nome è stato preso dall'antica capitale del regno azteco.

Descrivono il loro modo di approcciarsi al doom come atmosferico e tribale, in effetti il suono da riprova di tale affermazione, il loro album è infatti orientato a ricreare un'ambientazione ancestrale, dispersa nelle ere ormai trascorse e l'uso di vari strumenti folkloristici, sintetizzati e non, in parte vi riesce. La magagna vera e propria sta nella meccanizzazione industriale della batteria programmata che alle volte è tutt'altro che piacevole da sentire, difatti uccide quanto il riffing melodico, arioso, ma allo stesso tempo carico di sensazioni che conducono a ricordi solenni obliati, è capace d'infondere alle tracce. Il medesimo discorso si può attuare per le sezioni dalla ritmica tribale, purtroppo i suoni utilizzati sono quello che sono e ne pagano le conseguenze.

Non posso certo asserire che abbiano dato vita a un capolavoro, eppure "Creation Of Earth" gode di un più che discreto operato delle tastiere, possiede una prestazione vocale tutto sommato apprezzabile nel suo alternare growl/scream e canto in voce pulita, anche nelle fasi corali, del riffing ho già scritto in maniera positiva e allora? Tirando le somme, i sei pezzi contenuti in scaletta si riducono a un piacevole passatempo.

Il ritual/misticismo confezionato dai Tenochtitlan viene gambizzato, per non dire esorcizzato, da quella carenza ahimè limitante e un viaggio a ritroso di quasi sette secoli diviene paragonabile a una più comoda visita all'interno di un museo: bella per carità, tuttavia deludente rispetto alle premesse.

Piccola nota sui testi: la loro lettura è stata una scommessa dato che i russi cantano in lingua madre e non esiste una versione inglese, mi sono così affidato, ma non fidato!, a Google Translator e ciò è stato sufficiente per trovare un paio di riferimenti a Tlaltecuhtli, il mostro marino che secondo le leggende dovrebbe popolare l'oceano dopo il quarto grande diluvio, e altri sulla storia del Montezuma che fece grande l'Impero Atzeco, ma sul funerale di quest'ultimo proprio nulla, a quanto pare i sacerdoti spagnoli erano più che altro intenti a cercare l'oro che a pensare all'anima di quest'uomo.

Interessanti, dalle buone potenzialità e ancora in fase di accentramento, chi volesse provare a cimentarsi nell'ascolto dei Tenochtitlan qualcosa di piacevole lo riscontrerebbe, sperando che in un futuro prossimo siano più accorti e considerino con maggiore attenzione il peso delle scelte intraprese, per ora non si può che considerarli come il più classico dei diversivi.

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