Terminal Carnage - The Sickening Rebirth

TERMINAL CARNAGE – The Sickening Rebirth

Gruppo:Terminal Carnage
Titolo:The Sickening Rebirth
Anno:2021
Provenienza:Germania
Etichetta:Great Dane Records
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TRACKLIST

  1. Future Shock
  2. Involuntary Organ Donor
  3. The Sickening Rebirth
  4. Dead Mass (The Doom Of Mankind)
  5. Bereaved Cry
  6. Chaos The New World Order
  7. Least Evil
  8. Years Of Demise
  9. Obituary After Death
DURATA:31:08

Deve essere una maledizione: a quanto pare sono inseguito dalle copertine orrende.  Certo, se devo mettermi nei panni delle band, posso immaginare la difficoltà nel far collimare le esigenze di un’immagine che sappia attrarre l’attenzione, che sia in grado di rappresentare in qualche modo la musica e che non si riveli un dispendio economico eccessivo. Mi sembra chiaro che il capitale disponibile a un duo come i Terminal Carnage non ammonti certo a una cifra enorme, la produzione di questo album parla chiaro. Però il ghoul in divisa nazista, che tiene in mano una sfera che contiene uno scheletro, emanata dalla testa di un poveraccio che sta agonizzando sullo sfondo, contaminato a distanza (?) da barili pieni di materiale tossico-radioattivo solleva un numero di perplessità impressionante. Non voglio interpretare ciò che vedo, i miei occhi sono già troppo stanchi per fissare ancora quel verde fluorescente che straborda ovunque sull’opera.

Spostando l’attenzione sul contenuto del digipak di The Sickening Rebirth, c’è da dire che le informazioni sui Terminal Carnage sono risicate: nato nel 2020, il duo bavarese è composto dal batterista Markus Zillig e dal polistrumentista Stefan Walter, musicisti che hanno militato in diverse formazioni sin dai primi anni 2000 e che ora si trovano riuniti per suonare puro e semplice death metal vecchia scuola, come ne è già passato tanto su queste pagine. Lo stile del gruppo si regge su alcune colonne portanti: innanzitutto i tempi medi, con qualche accelerazione specie nelle fasi iniziali (l’assalto thrasheggiante di “Involuntary Organ Donor”); secondo, il riffing granitico, duro e che punta a essere accattivante, con qualche risvolto tecnico. Diciamo che si vede che i tedeschi hanno macinato gli album di Obituary, Asphyx e Massacre, ma non si disdegnano momenti doom che ricordano la pesantezza dei Paradise Lost, quelli del debutto Lost Paradise, non dovete pensare a divagazioni gothic.

Qui però sorge un problema: se la prima parte della scaletta scorre in modo agevole, pur non brillando in ispirazione se non per quanto riguarda la creatività di Zillig, superata la metà diventa chiaro che The Sickening Rebirth ha esaurito quello che aveva da dire. A partire da “Bereaved City” in poi, con l’eccezione forse di “Least Evil”, la formazione bavarese va avanti per inerzia e le strutture diventano prevedibili, mentre il brano conclusivo “Obituary After Death” non riesce a chiudere in modo soddisfacente l’album, a causa di un finale troncato. I momenti doom citati si rivelano inoltre come un altro problema: falliscono nel suonare oppressivi, apparendo solo come momenti più lenti che di rado si rivelano un valore aggiunto.

Come avete letto, all’interno di The Sickening Rebirth convivono elementi che funzionano con altri che sarebbero da rivedere. Inutile nascondere che i Terminal Carnage si rivolgono a una platea ben definita e questo può essere un vantaggio nel caso qualche curioso si avvicini alla loro proposta. Allo stesso tempo però il disco soffre di limiti che non credo si possano ignorare.

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