THAW – Thaw

 
Gruppo: Thaw
Titolo: Thaw
Anno: 2013
Provenienza:  Polonia
Etichetta: Avantgarde Music
Contatti: Facebook  Bandcamp
 
TRACKLIST

  1. The Gate
  2. Ancestors
  3. Divine Light
  4. Kiara
  5. On The World's Grave
  6. Hunted Prey
  7. Under The Slag Heap
DURATA: 42:56
 

Dei Thaw già vi parlammo all'epoca del loro primo demo "Decay", che ci impressionò più che favorevolmente. Oggi, tre anni e un altro demo ("Advance") dopo, ritroviamo i quattro Polacchi sotto l'ala protettrice della nostrana Avantgarde Music, forti del primo vero e proprio album completo.

"Thaw", dal titolo eponimo, quasi a voler ribadire l'identità della band, è un lavoro oscuro e industriale, pieno di rumori ed echi, dove la matrice black metal si perde in riverberi, sovraincisioni e aggiunte in post-produzione, nella migliore tradizione noise. Questo, tuttavia, non rende l'album particolarmente indigesto o di difficile assimilazione: i sette brani, per quanto organici nella loro diversità, sono ancorati alla struttura canzone; insieme alla durata di poco superiore ai quaranta minuti, ciò rende l'approccio al disco più facile di quanto si pensi.

La struttura è regolare, senza cambi di tempo repentini, ma basata sull'alternanza di elementi rumoristici e riverberi con cavalcate black metal: "The Gate" funge da intro al tutto, "Ancestors" aumenta pian piano i battiti e con "Divine Light" l'album arriva al proprio massimo di furia e violenza, salvo poi rallentare e discendere nuovamente nella liquida e straniante "Kiara", che in modo del tutto naturale prepara nuovamente al mid-tempo della successiva "On The World's Grave", dai tratti marcatamente depressive. In "Hunted Prey", dopo un inizio con feedback e graffi sonori di varia natura sullo sfondo, la formazione torna a scatenare rabbia e malvagità con immutata competenza: blast beat, urla coperte da effetti ruvidi e grevi, chitarre fredde e dure come acciaio. A concludere il tutto il feedback interminabile di "Under The Slag Heap", in cui si sovrappongono gemiti litaniaci e canti lamentosi.

Dei quattro musicisti coinvolti continua a non sapersi nulla di certo, quantomeno per vie dirette, anche se qualcosa si può intuire risalendo ai vari progetti alternativi di ciascuno dei membri; lo stesso packaging dell'album è piuttosto ermetico ed esprime un notevole disagio: nessun libretto all'interno del digipak, solo qualche frase sparsa stampata per metà su un lato e per metà sull'altro della confezione, così da costringere ad aprire e chiudere continuamente per comprendere il messaggio. Frasi del calibro di «da qualche parte nei campi un'anziana donna piange, lo sguardo rivolto in basso, verso il cadavere del suo primogenito». Un immaginario esplicativo di ciò che il gruppo di Sosnowiec ha tradotto in musica.

Nonostante abbia apprezzato maggiormente le parti veloci rispetto a quelle più contenute, la classe dei Thaw è un dato di fatto, e la loro capacità di coniugare semplicità e correnti estreme con tanta naturalezza è encomiabile. Aspettiamo un seguito.

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