THE ANGELIC PROCESS – Weighing Souls With Sand

 
Gruppo: The Angelic Process
Titolo: Weighing Souls With Sand
Anno: 2007
Provenienza: U.S.A.
Etichetta: Profound Lore Records / Roadburn Records
Contatti:

non disponibili

 
TRACKLIST

  1. The Promise Of Snakes
  2. Million Year Summer
  3. The Resonance Of Goodbye
  4. We All Die Laughing
  5. Dying In A-Minor
  6. Weighing Souls With Sand
  7. Mouvement – World Deafening Eclipse
  8. Burning In The Undertow Of God
  9. Mouvement – The Smoke Of Her Burning
  10. How To Build A Time Machine
  11. Sleepwritten
DURATA: 65:45
 

È difficile parlare in modo obiettivo di un disco come "Weighing Souls With Sand". Trattasi della terza e purtroppo ultima fatica di un ambizioso progetto creato dall'americano Kris Angylus, da pochi mesi passato prematuramente a miglior vita, che tenta di mescolare toni prettamente ambient con basi ed effetti chitarristici propri del drone più cupo e decadente da un lato e dello shoegaze più caldo e avvolgente dall'altro.

Se i primi due lavori completi, "…And Your Blood Is Full Of Honey" e "Coma Waering", potevano risultare piuttosto indigesti a causa di melodie molto cupe e spesso soffocate da distorsioni di sorta, con questo ulteriore sforzo Angylus si è dimostrato in grado di convogliare le proprie capacità compositive in un prodotto perfettamente amalgamato, eterogeneo e profondo. Fin dalla copertina (ancor più godibile nell'edizione in vinile del disco), decisamente più chiara e onirica delle precedenti, si capisce di trovarsi di fronte a un lavoro pensato e complesso, espressione di una maturità compositiva finalmente raggiunta. Certo, il disco non è esente da difetti, tra cui una certa propensione alla prolissità, specialmente in alcuni passaggi dove sono le note effettate a farla da padrone, ma questo non pregiudica il risultato finale, ora più che mai godibile e relativamente fruibile.

Nello specifico, si fanno notare la seconda "Million Year Summer" e la centrale "Dying In A-Minor"; l'una ammaliante e trascinante, l'altra malinconica, dilatata, deprimente. Nonostante il differente approccio delle tracce, l'insieme non perde assolutamente di congruenza e le atmosfere richiamate sono altamente evocative; questo muro sonoro, scandito da grida alle volte addirittura indistinguibili dal suono disturbato della strumentazione, riporta alla mente un ambiente freddo, ostile, dove l'essere umano, nella sua piccolezza, è controvoglia costretto ad avere a che fare con forze al di là della sua comprensione, in un mondo in cui il calore del sentimento non è che vagamente accennato, sempre costretto a soccombere.

Col senno di poi, quasi una beffa per il talentuoso e giovane musicista alle spalle di tutto ciò, portato via dalla depressione dopo un incidente che gli aveva impedito di poter continuare a suonare, di poter continuare a canalizzare le proprie emozioni attraverso gli strumenti.

 

Nota: questa recensione venne originariamente pubblicata nel 2008 sulla defunta SoundMark Zine.

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