THE ANTIPRODUCT – Fear Machine

THE ANTIPRODUCT – Fear Machine

Informazioni
Gruppo: The Antiproduct
Titolo: Fear Machine
Anno: 2012
Provenienza: Austria
Etichetta: Autoprodotto
Contatti: facebook.com/theantiproductaut
Autore: Mourning

Tracklist
1. Intro
2. Circle Of The Lost
3. Rise & Fall
4. G.O.D.
5. Fear Machine
6. My Life:
7. Forever In Silence
8. Symptoms Of Insanity
9. Praise The Whore
10. Down
11. Thy Kingdumb
12. My Sweet Heroine

DURATA: 52:24

Chi riesce oggi a inventare qualcosa di realmente nuovo? Magari ci si riuscisse, è evidente che sin troppo è stato già detto e quindi nel momento in cui ti approcci a realtà nuove pronte a debuttare ti chiedi sempre se saranno capaci di reggere il confronto con quelle del passato.
In un certo senso questo è sbagliato, sai già che chi ha scritto le pagine fondamentali dei generi c’è stato, Perché mettere sempre in discussione chi viene dopo?
Gli austriaci The Antiproduct sono in giro dal 2004, alla chitarra troviamo Peter Dust, uomo d’esperienza che ha militato per quasi una decade nei connazionali Darkside, dopo otto anni hanno rilasciato il primo album “Fear Machine”.
La proposta è un melodic death – metalcore fortunatamente privo di canzoni “caramellose” e sezioni da lacrimuccia emo o stile “C’è posta per te”, suona moderna, post 2000, lo stile per alcune soluzioni potrebbe essere accomunato a quello dei tedeschi Heaven Shall Burn, quindi accattivante ma anche discretamente solido nella sua rappresentazione.
La non elasticità del panorama sonoro in cui si muovono rende difficile ai musicisti impedire la sensazione di déjà vu creata dal riffing, anche se c’è da riconoscere che Durst e Max Kernegger (l’altra ascia) forniscono dei buoni riff, generando pezzi piacevoli come “G.O.D.”, “Fear Machine”, “Symptom Of Insanity e “Down”, che vuoi per la fruibilità o proprio per le melodie innestate riescono a farsi apprezzare. Differisce invece dal resto “Forever In Silence”, pista molto più “soft” ritmicamente nella quale il cantato in coppia di Andreas “Shaggy” Schekulin supportato da Peter si rivela una scelta azzeccata.
La produzione è uno dei punti che si pone nettamente a favore del combo, non c’è da meravigliarsi se un’autoproduzione al giorno d’oggi sia particolarmente curata sotto quest’aspetto e “Fear Machine” è chiaro e potente, il messaggio sarà anche conosciuto ma all’orecchio arriva nella maniera più corretta.
Sì, qualche fase di stanca c’è, “Praise The Whore” in parte sembra fin troppo figlia dei Lamb Of God (e mi son limitato a tale esempio) e se uno volesse troverebbe sempre il pelo nell’uovo, però i The Antiproduct sono ben al di sopra di loro molti colleghi che millantano di comporre dischi di tale genere, hanno evitato rovinosi capitomboli catchy e concessioni al pop, concentrandosi nell’offrire un prodotto che, possa piacere o meno, nella sua integrità suona metal e come inizio non è male davvero.

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