The Bishop Of Hexen - The Death Masquerade

THE BISHOP OF HEXEN – The Death Masquerade

Gruppo:The Bishop Of Hexen
Titolo:The Death Masquerade
Anno:2020
Provenienza:Israele
Etichetta:Dusktone
Contatti:Sito web  Facebook  Youtube  Spotify
TRACKLIST

  1. Catacumba Essentia
  2. A Witch King Reborn
  3. Of Shuttering Harps & Shadow Hounds
  4. Death Masks
  5. All Sins Lead To Glory
  6. The Jester’s Demise
  7. A Thousand Shades Of Slaughter
  8. Sine Nomine
DURATA:50:34

Nati più o meno in contemporanea rispetto ad altre grandi realtà loro conterranee come Orphaned Land e Melechesh (i cui primi album, rispettivamente Sahara e As Jerusalem Burns… Al’Intisar, sono stati pubblicati nel ’94 e nel ’96), i The Bishop Of Hexen hanno centellinato le uscite nel corso degli anni, lasciando letteralmente i propri fan a bocca asciutta anche per più di un decennio. Quest’ultimo è esattamente il caso di The Death Masquerade, successore di The Nightmarish Compositions (CCP Records, 2006) che ha visto la luce questa estate tramite la nostrana Dusktone.

L’approccio stilistico della formazione mediorientale non è strettamente legato alle sonorità epico-folcloristiche locali — sfruttate dalle altre realtà citate — né le tematiche trattate si rifanno a un vissuto simile, sebbene alcune influenze di ambedue i tipi sono ravvisabili all’interno delle composizioni, se si guarda con la dovuta attenzione ai dettagli del cantato (a partire già da “A Witch King Reborn”), degli accenti ritmici delle percussioni e degli arrangiamenti sinfonici (“Death Masks”). Lo stile della creatura di Lord Koder, Ariel Eshcar e soci, in realtà, affonda le sue radici nella Scandinavia più nera, traendo linfa vitale dagli esperimenti symphonic black di Arcturus, Dimmu Borgir e Limbonic Art. Inoltre, come dichiarato dallo stesso cantante in sede di intervista, tra le fonti d’ispirazione figurano anche i Cradle Of Filth del buon vecchio zio Dani, e a sentire i brani di The Death Masquerade questa notizia ci prende tutt’altro che alla sprovvista.

La compagine proveniente dall’IsraHell (come Lord Koder chiama il Paese nell’intervista menzionata), secondo chi scrive, ha ben speso questi quattordici anni di silenzio; che si riducono a soli otto se si prende in considerazione l’EP di due tracce pubblicato in totale autonomia nel 2012. The Death Masquerade è un disco bello grosso e pomposo, ma tutt’altro che laccato e iper-pulito, esattamente come si richiederebbe a una band symphonic black dai più (in)sani princìpi. Il terzo album dei The Bishop Of Hexen è decisamente ambizioso ma non sfocia nei pacchianismi che troppo spesso affossano nomi come quello dei Carach Angren. A partire da un’estetica romantica la cui puzza di zolfo si avverte da almeno un miglio di distanza (merito delle illustrazioni di Mitchell Nolte) fino alle aggiunte dei vari ospiti presenti in scaletta (tra cui spiccano Mirai Kawashima dei Sigh, l’ex-Opera IX Raffaella Rivarolo attualmente nei Cadaveria e Vicotnik di Ved Buens Ende e Dødheimsgard), la mascherata della morte ci accompagna in una maestosa avventura al limite dell’infernale coi suoi cinquanta minuti e di flirt con il demonio, nel feroce tentativo di smascherare i crimini taciuti della religione.

«Dai all’uomo una maschera e ti mostrerà il suo vero volto. Dai a Dio un volto e vedrai il Diavolo.»: queste sono le parole chiave lasciateci da Lord Koder al centro del libretto di The Death Masquerade, ed è con questa frase in mente che il terzo album dei redivivi The Bishop Of Hexen andrebbe ascoltato. Se è vero che tutti i peccati portano alla gloria, come canta la band, allora ascoltare questo disco ci farà guadagnare un po’ di terreno.

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