THE BLACK SORCERY – Wolven Degrade

Gruppo:The Black Sorcery
Titolo:Wolven Degrade
Anno:2019
Provenienza:Canada
Etichetta:Krucyator Productions
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TRACKLIST

  1. War Fangs
  2. Intolerance Enthrone
  3. Putrescent Infected
  4. The Crone
  5. Body Coffin Betrayal
  6. Wolven Degrade
  7. Sawed Strings And The Fall Of A Marionette
  8. Angry Spit Of The Witches Piss
  9. Worse Still The Fog Of Man Settles
  10. Revelation Of Dark Succumbing
DURATA:29:31

Tutto, di Wolven Degrade, è orrendo. L’artwork sembra una versione spastica delle illustrazioni di Chris Moyen (si tratta del talentuoso, anche se derivativo, Jenglot Hitam), con un bestio mannaro che infila un cazzo taurino dentro una povera ragazza dalle forme invitanti e dalle vesti stracciate nel buio di una foresta completamente spoglia. Eppure questo non è che l’inizio, perché il contenuto del disco è pure peggio.

Quando Lörd Matzigkeitus, figura iperattiva nell’underground dell’Alberta, e compagni (tra cui il chitarrista degli Operation Winter Mist) hanno deciso di dare vita ai Black Sorcery evidentemente dovevano aver avuto una giornata davvero pessima, perché questo è il secondo album in meno di un anno e non mi capitava per le mani qualcosa di così devastante, incazzato e genericamente brutto dalla prima volta che ascoltai Nattens Madrigal. Solo che dove gli Ulver avevano classe, spunti, idee e droga, i Black Sorcery hanno solo e soltanto altre palate di merda da sbattere in faccia ai poveri malcapitati che hanno avuto la malsana idea di ascoltarli. Qui dentro ci sono una batteria ridicolmente mal prodotta, un riffing pressoché indistinguibile dai conati di disgusto prodotti da uno stomaco che ha mangiato ventriglio di piccione crudo putrefatto, cui si aggiunge la voce da maiale sgozzato tipica del peggior grindcore indonesiano.

Un misto black-death senza capo né coda, la controparte musicale di Taz il Diavolo della Tasmania incazzato come una biscia dopo che qualche stronzo gli ha scuoiato il gatto. Un puro e semplice puttanaio infernale. Una delle cose più divertenti sono i testi che Matzigkeitus si è anche dato la pena di scrivere, con immagini peraltro piuttosto forbite. È dalla title track che scopro che la pura puella in copertina, in realtà, non viene posseduta contro il suo volere, ma sta godendo oltre ogni dire, è una gran zozzona e cavalca il virile mostro fino a che non viene annaffiata di seme mannaro e abbandonata lì, nella neve, nuda e con la psiche distrutta da un insostenibile numero di orgasmi, prossima a morte inesorabile.

Ecco, ascoltare The Black Sorcery più o meno è la stessa cosa: mezz’ora fa mi sentivo innocente, puro e al di sopra di ogni sospetto. Poi ho iniziato ad ascoltare, e lì per lì ho provato grande dolore, ma questo si è pian piano trasformato in piacere. È stato solo una volta finiti i rantoli orripilanti di questa mezz’ora di schifo che mi sono reso conto che la sensazione estatica, in verità, era solo rincoglionimento e che mi sono completamente fottuto il cervello. Uno dei dischi più traumatici e ripugnanti che abbia mai ascoltato. E di merda ne ascolto tanta.

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