THE BLACKEST COVET – Elegance In Death

THE BLACKEST COVET – Elegance In Death

Informazioni
Gruppo: The Blackest Covet
Anno: 2010
Etichetta: Autoprodotto
Contatti: www.myspace.com/theblackestcovet
Autore: Mourning

Tracklist
1. Visions Of A Scene Most Unpleasant
2. Rotting Gracefully
3. Unnecrophilia
4. When The Crickets Stop Chirping
5. The Instincts We Once Thought Lost
6. Ariel
7. A Frigid End
8. Elegance In Death
9. Black Secrets Carried In The Wind
10.Lupita

DURATA: 30:42

Giovane formazione californiana che si diletta con il death melodico di stampo U.S.A., moderno, congestionato da molteplici influenze, gente come i The Black Dahlia Murder, Through The Eyes Of The Dead e All Shall Perish sono fra i nomi che potrebbero venirvi in mente ascoltando i The Blackest Covet.
La formula usata dalla band è di quelle conosciute, attingere dallo stile di matrice swedish per poi rinforzarlo o se preferite imbastardirlo con le derivazioni moderne core puntando probabilmente a un preciso target d’ascoltatori.
“Elegance In Death” è l’album di debutto, vi sono ancora incertezze e un songwriting a tratti carente di personalità che non permettono un pieno sfogo ai brani, fra gli assalti violenti e tecnicamente studiati di “Unnecrophilia” e le melodie catchy che si percepiscono in “Rotting Gracefully” e “When The Crickets Stop Chirping”, alle volte talmente veloci da tendere al richiamo blackish, sfruttano soluzioni già conosciute ma ben impostate.
Lo strumentale “Ariel” viene posizionato a metà disco allentando la presa, due minuti e poco più per rilassarsi, “A Frigid End” non alzerà i ritmi in maniera vertiginosa come ci si poteva attendere, colpirà per lo più sfruttando un groove massiccio e dando spazio alla solistica finendo purtroppo però per ricadere nell’ennesima citazione melodica risollevandosi con un finale acustico inaspettato.
La velocità in antecedenza annunciata a sprazzi si fa notare in “Black Secrets Carried In The Wind” lasciando la chiusura a un altro brano lento e d’atmosfera, “Lupita” con l’acustica che accompagna un solo melodico sino al proprio spegnersi.
Un disco che alterna luci e ombre “Elegance In Death”, sin troppo legato agli stilemi pre-dettati da realtà più note, la produzione soddisfa in parte l’ascolto, le chitarre con un suono più spesso avrebbero fornito una spinta maggiore.
Un platter per fanatici del genere, un passo iniziale che auguro ai ragazzi sia solo una base di partenza da cui poter intraprendere una ricerca verso direzioni alternative alla strada già battuta sinora.

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