THE DAMNATION – Evilution

THE DAMNATION – Evilution

Informazioni
Gruppo: The Damnation
Anno: 2009
Etichetta: Psycho Records
Autore: Mourning

Tracklist
1. Black Hell
2. Alien Invasion
3. The Stoning
4. Sadist
5. Death Head
6. Evilution
7. Savage
8. Immortally Entombed
9. Black Widow
10. Burning Anger
11. Lunacy
12. The Crucifix

DURATA: 35:43

THE DAMNATION - Evilution

Dalla Germania l’ennesima riprova che il death di matrice thrash, quello che ha creato le basi per il genere è ancora apprezzato e gode di buona salute.
Questa band pubblica il suo secondo album dopo il già positivo debut “Into The Pits Of Hell” targato 2006.
Un platter di dodici tracce di medio-breve durata che se la giocano usando le carte più conosciute ma non per questo le meno accattivanti.
Ci troviamo ad ascoltare dei pezzi appetibili e facilmente memorizzabili per il loro piglio semplice ma di valore, s’inizia così con “Black Hell” la fase di riscaldamento, una bella mazzata che coniuga un bel riffing aggressivo a parti melodiche e brevi tirate che la rendono più rocciosa. Si offre come apripista alla successiva “Alien Invasion” cadenzata e d’ampio respiro slayeriano ma che al suo interno contiene un riff che mi ricorda più che vagamente i Malevolent Creation di “Retribution”.
La cosa che colpisce è come in una carica thrash così arcigna vengano innestati tratti heavy che sembrerebbero prendere spunto da band come gli Annihilator.
Vengono ben amalgamati e spesso le divagazioni in quel territorio impreziosiscono le già buone composizioni.
Con “Sadist” si spinge leggermente sull’acceleratore, un brano di scarsa durata ma ben impostato dove la prova vocale mi riconduce nuovamente al collegamento prima fatto con i Malevolent pensando alle linee vocali di un certo Brett Hoffmann.
A metà della tracklist viene collocata la title-track “Evilution” il pezzo più lungo dell’intero disco, il chorus che vi è incastonato è accattivante e precede un’onda thrashy dove la vena exodusiana della band vien fuori al meglio.
“Immortally Entombed” è probabilmente quella più atipica, il riffing è più vario e discontinuo, mutevole ed arricchito da piccole trovate in fase d’arrangiamento che la fanno spiccare come hit del disco.
In “Black Widow” e “Burning Anger” la presenza del made in Florida è di nuovo ossessiva e ottimamente sfruttata, ci avviciniamo così all’ultimo e consistente vagito.
“The Crucifix” è un bell’assalto con un un riff portante compatto come un mattone, brevi parti lanciate ed un chorus che c’invita a canticchiarlo conducendoci alla fine di questo loro prova.
La prova della band è più che soddisfacente, i chitarristi si muovono bene creando riff su riff che spaziano dal monolitico all’aggressivo andante ed anche in fase solistica lasciano sempre traccia positiva con brevi ed adeguate incursioni.
Le basi godono dell’ottima vena e versatilità del batterista Swen Ludvigs e di un basso che non si limita al lavoro d’accompagnamento ritagliandosi brevi spazi per sè così come la prova dietro il microfono risulta convincente e si lascia ascoltare piacevolmente.
Deja vu in questo lavoro se ne hanno e non pochi e questo potrebbe anche essere un difetto evidenziando una mancanza di personalità invece non disturbano più di tanto e dimostrano quanto questi ragazzi abbiano assorbito bene gli ascolti con cui sono cresciuti ed in più sono riusciti nell’imprimere dosi (anche se minute) di carattere proprio.
Non resta che aspettare il terzo lavoro sperando di poterli consacrare definitivamente, nell’attesa deliziamoci con “Evilution”.

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