THE DEAD – Deathsteps To Oblivion

 
Gruppo: The Dead
Titolo:  Deathsteps To Oblivion
Anno: 2012
Provenienza:  Australia
Etichetta: Autoprodotto
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TRACKLIST

  1. 1. Maze Of Fire
  2. Disturbing The Dead
  3. The God Beyond
  4. Terminus
  5. Deathsteps To Oblivion
DURATA: 32:59
 

I The Dead sono un'ottima formazione death metal australiana che Aristocrazia aveva avuto modo di trattare quando mi venne gentilmente recapitata la versione rimasterizzata del loro secondo disco "Ritual Executions". Sono trascorsi due anni da quell'episodio e tre dall'uscita originale di quel lavoro, infatti è sul finire del 2012 che il trio composto ancora una volta da Mike Yee (voce), Adam Keleher (chitarra e basso) e Chris Morse (batteria) da un segnale di continuità alla propria opera di morte, pubblicando tramite autoproduzione un ep di cinque tracce intitolato "Deathsteps To Oblivion".

Il suono è maligno all'osso, le atmosfere più espanse rispetto al passato, c'è una forte componente dall'aria doom più densa che in passato, preposta ad ammantare i brani, facendo diventare la pesantezza un'arma spossante e alla quale non è posto alcun limite. Il punto di partenza per questa parziale virata pare sia stata la ripresa da dove ci si era fermati, parlo dello stile allucinato che caratterizzava lo strumentale "Death Metal Suicide", offrendo una dose non esagerata di sensazioni drogaticce e aumentando invece il carico di cattiveria. Questo almeno è ciò che l'approccio di "Maze Of Fire" e della successiva "Disturbing The Dead" dichiara, un death/doom che fa veramente male.

Superati i primi due episodi, è il turno dell'ingannevole "The God Beyond". La partenza è di quelle veloci, malevole e con la voce di Mike che diviene dapprima stridula e graffiante, alternandosi al growl abissale al quale ci ha abituati, poi una breve pausa azzera la situazione che si risolleva sfoderando nuovamente suoni che si dilatano. La gradazione di nero è però più tenue, equivocamente cullante e meno disturbata, le note del basso poste in evidenze, la chitarra solista nella sua esposizione è quasi melancolica, il contesto creato si addice perfettamente al titolo scelto per il mini: un oblio nel quale perdersi di passo in passo. Un'immagine di decadenza stranamente dolciastra si fa strada nella testa, non mi attendevo un andamento così sentimentale nella musica dei The Dead, e se da un lato è spiazzante, dall'altro è interessante notare come venga racchiuso con mestiere nel loro modo di comporre, ma le sorprese non sono ancora finite.

Con "Terminus" sono le movenze tribali ad accoglierci, anche in questa circostanza — come nella precedente — l'ingresso della canzone differisce rispetto alle due d'apertura e dopo un minuto e mezzo ancora una volta la band torna a indurire la situazione. La matrice più lenta e ossessiva dei Bolt Thrower incontra un'aura doom/stoner alla Electric Wizard, il ritualismo regna sovrano e il godimento è a mille. Non rimane che affrontare l'ultimo capitolo, la titletrack, la prova di stampo più classico e mastodontico che chiude i giochi.

I due dischi all'attivo e il discreto ep "Nocturnal Funeral" sembrano però non essere abbastanza per meritarsi un contratto come si deve (anche se a quanto pare Kunal della ex Diabolical Conquest, ora rinominata Transcending Obscurity, dovrebbe averci messo nuovamente le mani sopra), e questo "Deathsteps To Oblivion" — se non fosse per noi appassionati — probabilmente sarebbe passato totalmente inosservato, quando invece abbiamo case discografiche che privilegiano cazzate modaiole, è forse giusto? Tutto ciò dovrebbe far riflettere sullo stato attuale della scena metal. Certo, si potrà obbiettare che di realtà valide ce ne siano troppe e che spesso anche quelle all'interno dei grandi giri non ricevano il rispetto che meriterebbero ed è vero, però una opportunità al trio australiano a mio avviso la si dovrebbe seriamente offrire. Per coloro che li hanno amati in passato l'ep in questione rappresenta l'ennesimo buon episodio del quale si deve entrare in possesso, ancora una volta bravi.

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