THE DRY MOUTHS – Moon’s True Delay Lenght Wah Foo Era

THE DRY MOUTHS – Moon’s True Delay Lenght Wah Foo Era

 
Gruppo: The Dry Mouths
Titolo:  Moon's True Delay Lenght Wah Foo Era
Anno: 2012
Provenienza: Spagna
Etichetta: Autoprodotto
Contatti: Sito Ufficiale
 
TRACKLIST

  1. All This I Know
  2. Cow Jet Hash
  3. Thyrom, The Bolsom
  4. So Most Gentle, The Bee End
  5. Do Roll The Moey Era
  6. Mad Call Is There
  7. Phiriasis
  8. WKWT-GOG
  9. Undo Mask Undo
  10. Elephant
  11. Outromental II
DURATA: 47:11
 

Un salto all'indietro di una quindicina d'anni, ecco cos'è "Moon's True Delay Lenght Wah Foo Era", album sfornato dai The Dry Mouths, quartetto spagnolo che fino ad oggi non conoscevo e di cui, quindi, non posso offrirvi altre informazioni. So per certo, però, che il disco che mi accingo a presentarvi è stato rilasciato come autoprodotto nel 2012 e, credetemi, è davvero una bell'uscita per chi nell'ultima decade del millennio scorso ha amato, e ama anche oggi, un certo modo di suonare e vivere il Rock.

Ascoltando tracce come "All This I Know" e "Mad Call Is There" non si possono avere dubbi sulla razza dell'offerta musicale che i quattro iberici ci presentano: movenze aggressive ed esagitate fanno la felicità di chi sbava sui classici Alternative degli anni Novanta, Queens Of The Stone Age su tutti, in cui fanno capolino anche forme espressive più grigie e acide le cui radici affondano nell'operato di gruppi come Nirvana, Alice In Chains e Pearl Jam. Un'ulteriore inclinazione interpretativa la possiamo affrontare ascoltando "Cow Jet Hash", "Thyrom, The Bolsom" ed "Elephant", pezzi in cui un'anima tipica del Rock desertico viene ibridata ad un'atmosfera che porta il sapore del primevo movimento Indie britannico. La mescolanza di tutto ciò dona la vita a composizioni "leggere" ed orecchiabili che possiedono tuttavia un'energia interna muscolosa e nevrotica: per intenderci, nulla a che vedere con le stronzate di (infimo) livello radiofonico. Nel contesto che stiamo esaminando la melodia non è ruffianamente "pop", ma è tesa ed è uno dei tanti ingredienti utilizzati per la preparazione ottimale di una ricetta non particolarmente originale, bensì molto schietta e carnale e direi che un buon esempio di tale affermazione potrebbe essere la costruzione intimamente distorta e disagiata di "Phiriasis". Altro punto da evidenziare è l'interessante e serpeggiante spinta acre di episodi come "So Most Gentle, The Bee End" e "Undo Mask Undo" in cui un po' tutti gli elementi della tradizione Rock novantiana (dall'Alternative al Noise, appunto) si amalgamano per formare un quadro disturbato ed estraniante, potenzialmente similare a ciò che anche gruppi nostrani come Afterhours e Marlene Kuntz producevano nel periodo storico citato.

Una delle armi più affilate in mano ai The Dry Mouths è la loro capacità di utilizzare un songwriting efficiente ed immediato, un canovaccio metodologico intelligente, profondo, omogeneo e di chiara e spontanea assimilazione; inutile dire che tale propensione, coniugata ad un'espressività forte ed intima, può essere davvero ciò che fa la differenza. Che altro dire? Se siete appassionati del filone del Rock tirato in ballo, sono sicuro che i The Dry Mouths vi faranno trascorrere parecchi attimi di goduriosa soddisfazione. Se, invece, non siete particolarmente affezionati a questa branca musicale, poco importa: io credo che un ascolto a questo "Moon's True Delay Lenght Wah Foo Era" non sarebbe comunque tempo perso, anzi.

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