THE DYING SEED – The Dying Seed

THE DYING SEED – The Dying Seed

Informazioni
Gruppo:The Dying Seed
Anno:2009
Etichetta:Self-Released
Autore:Mourning

Tracklist:
1. Intro
2. You Are My Way
3. Revolver
4. Phoenix
5. Dreams Of A Dying Seed
6. Lapidation Of The Weak

DURATA: 21:42

L’onda stoner/mTHE DYING SEED - The Dying Seed etal dilaga, il movimento che si rifà ai classici dell’ hard rock tingendo i riff d’atmosfera e arrichendola con inserti heavy ha ormai preso piede in maniera straripante.
Manda evidenti segnali di procreatività continua e di livello qualitativo superiore, mentre i generi forse più classicamente legati al mondo metallico purtroppo tendono a fase di ristagno.
E’ un vissuto più genuino, meno costruito, i dettami arrivano dall’immediatezza spregiudicata del rock e dalla voglia di suonare senza compromesso, cosa più facile da riscontrare ormai in tale stile che nel black, branca definitasi elitaria per nascita e diventata popolare per moda.
I The Dying Seed al loro primo lavoro omonimo sfornano sei tracce elettrizzanti.
Si può respirare l’anima desertica oltreoceanica, la forza esplosiva di miti settantiani come i Black Sabbath, la tagliente aggressività di un riffing che per alcuni rimandi sembra pescare nel thrash degli Slayer primordi.
E’ inevitabile direi quasi impossibile escludere in tale caso realtà che hanno segnato lo sludge: i Down di Phil Anselmo o i Crowbar per la loro pesantezza e lo stile dal gusto aspro.
Cos’è allora lo stoner odierno, questa derivazione più estrema degli stilemi madre?
Se l'”Intro” iniziale e “Dreams Of A Dying Seed” si prestano bene come antipasto alle canzoni a cui danno apertura, il quartetto di brani d’assalto non fa che incrementare la voglia d’ascolto.
Gli episodi sono effettivamente ognuno di natura differente e rispecchiano il percorso scelto dalla band.
L’impatto di “You Are My Way” con un riff meno metallico potrebbe tranquillamente riportare alla mente il Kyuss style.
In brani come “Revolver” e “Lapidation Of The Weak” (stupendo l’inserto d’organo ad orpello in quest’ultima e il tratto orientaleggiante riportante all’intro), mettono in chiaro il proprio concetto di tale sound che si realizza sotto forma di un vero e battente attacco.
Non si risparmiano divagazioni o esplorazioni nei territori musicali citati, una cultura ampia che non ha interesse a fossilizzarsi.
E’ anche vero che rimane ancorata (involontariamente o meno a seconda della proposta e della gestione degli influssi) a una visione passata che comunque ne esalta le composizioni.
La produzione è ben calibrata per quanto riguarda basso e chitarra, perde di vista solo la cassa che nei momenti delle accelerazioni tende a diventare sin troppo presente.
La confezione in cui risiede il disco è un cartonato apribile grigio con il logo della formazione in facciata molto carino e pratico.
Di pecca c’è una forte dose di derivazionismo presente comunque nella maggior parte dei lavori rilasciati, il problema della personalità propria non è un qualcosa che si risolve nè in un giorno nè in anno.
Una buona prova, un passo a cui adesso toccherà dare una successione evoluta nel tempo.

Facebook Comments