THE FALLEN WITHIN – The Day You Died Inside

THE FALLEN WITHIN – The Day You Died Inside

Informazioni
Gruppo: The Fallen Within
Titolo: The Day You Died Inside
Anno: 2012
Provenienza: Grecia
Etichetta: Noisehead Records
Contatti: facebook.com/pages/The-FALLEN-WITHIN/219207770701
Autore: Mourning

Tracklist
1. Eyes On Fire
2. You’re Disfigured, I’m Proud
3. How Do I Rise From The Dead?
4. Everybody Run
5. Still Tearing Me Apart
6. The Saint And The Sinner
7. J.D.S. (Jeffrey Dahmer Style)
8. Untie The Rope
9. Crawling Down The Hallway

DURATA: 40:05

Sino a quando non ho ricevuto la copia di “The Day You Died Inside”, non sapevo proprio chi fossero i greci The Fallen Within, guardando però la copertina e sfogliando il libretto l’immaginario moderno e facilmente ricollegabile al mondo metalcore è stato il primo a venirmi in mente. Una volta inserito il cd nel lettore, ho avuto conferma dell’appartenenza della band a tale settore musicale.
La formazione ellenica si unisce a quella sconfinata schiera che pesca a piene mani dal melodic death evolutosi in Scandinavia grazie (anche se non è che ci sia per forza da ringraziare) a In Flames e Soilwork e al quale col tempo si sono aggiunte intrusioni sempre più pressanti e ahimé standardizzanti degli influssi “core”. Non tutti infatti sono ai livelli dei primissimi As I Lay Dying, dei Neaera o degli Heaven Shall Burn, e in questo caso del nu metal alla Slipknot.
Il gruppo è capace di combinare tali elementi, ma non di sfruttarli nel modo migliore e il risultato lo testimonia, poiché mi ritrovo fra le mani un album che possiede alcuni frangenti ben più che accettabili ed è dotato di suoni ben definiti (per ottenerli vi hanno lavorato in tre dietro la consolle: Bob Kationis, Fotis Bernardo e Thymios Krikos), tuttavia la qualità complessiva lo tiene soltanto a galla, non permettendo però ai musicisti in questione di superare le barriere incatenanti rappresentate dalla più classica delle sufficienze.
Il sestetto ci prova, tra break-down ed electro beat, tra ficcanti esecuzioni ricche di melodie e ritornelli orecchiabili, un paio di episodi trovano il modo di ritagliarsi uno spazio d’interesse lievemente più ampio; questo avviene con l’opener “Eyes On Fire”, brano che sarebbe perfetto a ricoprire il ruolo di singolo, la successiva “You’re Disfigured, I’m Proud”, fruibilissima nel suo professarsi altamente melodica, e nell’accoppiata composta da “Everybody Run” e “The Saint And The Sinner” per la buonissima prestazione offerta dal batterista Alex K.
I difetti purtroppo però ci sono e anche evidenti, i campionamenti di Andrew G. sono troppe volte simili fra loro e non incidono granché sulla riuscita o meno dei pezzi, anzi il rischio di “tamarraggine” in corso è piuttosto alto e non solo sfiorato. Questo aspetto andrebbe decisamente rivisto e lo stesso discorso vale per la ripetizione di alcune soluzioni strumentali — soprattutto di quelle che tendono a ripercorrere sentieri sin troppo battuti, come succede nella conclusiva “Crawling Down The Hallway” — e per l’approccio vocale del cantante Steve Al, che pare arrancare dietro le chitarre, mentre si esprime decisamente meglio in growl e nei ritornelli “pulitini” piuttosto che nelle fasi in cui presenta quella sorta di semi scream acido.
I The Fallen Within sono incastrati nella dimensione del “vorrei ma non posso”, “The Day You Died Inside” è un lavoro ordinario e in alcuni momenti esageratamente derivativo che non dispiacerà ai fan dell’ultima ora, ma che difficilmente troverà posto negli affollati ascolti degli appassionati maggiormente navigati. Bisognerà quindi attendere una prova con un songwriting più maturo ed elaborato per far sì che i ragazzi non rimangano una di quelle band che si guadagna un  passaggio sporadico nello stereo, sempre che uno se ne ricordi. Per ora la situazione è proprio questa.

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