THE GREAT OLD ONES – Al Azif

 
Gruppo: The Great Old Ones
Titolo:  Al Azif
Anno: 2012
Provenienza: Francia
Etichetta: Les Acteurs De L'Ombre Productions
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TRACKLIST

  1. Al Azif
  2. Vision Of R'lyeh
  3. Jonas
  4. Rue D'Auseil
  5. The Truth
  6. My Love For The Stars (Chtulhu Fhtagn)
DURATA: 52:33
 

La Francia continua a regalare sorprese in ambito black e la LADLO prosegue la sua promozione di band di qualità superiore: dopo i Pensées Nocturnes e i Cult Of Erinyes, è il turno dei The Great Old Ones. Il gruppo, sorto nel 2009 come progetto solita dalla mente del cantante-chitarrista Benjamin Guerry, ha trovato nel corso di questo triennio gli elementi per comporre una formazione di valore: Jeff Grimal anch'egli chitarra e voce, Xavier Godart altra chitarra, Sébastien Lalane al basso e Thus Léo Isnard dietro le pelli.

Il nome The Great Old Ones, la scelta del titolo del disco "Al Azif" ("Necronomicon") e i tantissimi riferimenti alla letteratura del maestro di Providence Howard P. Lovecraft invitano di per sé al pensiero che il possibile ascolto e le sonorità proposte vadano in direzione di un viaggio fantastico quanto oscuro. Certamente parlare di post-black metal adesso più che mai è divenuta cosa alquanto scontata, il genere è stato abbondantemente sdoganato e — con tutto il rispetto possibile — reso alle volte sin troppo prevedibile e simile dai vari interpreti.

Per nostra fortuna la musicalità e le scelte sonore onirico-esoteriche imposte dai The Great Old Ones permettono al suono, vistosamente ricco di aperture strumentali fortemente inclini alla deriva ambient e alla ricreazione di atmosfere decadenti tramite afflussi di melodie arenanti (che evocano in parte gente come gli Altar Of Plagues) ed estatiche (tipiche dei Wolves In The Throne Room), di prendere largo con una pregevole naturalezza. Le situazioni in cui le dinamiche post assumono forma meno pressante e il conseguente declinare delle accelerazioni di stampo black sembrano quasi trovare in sé una radice di natura wilsoniana: che i Porcupine Tree siano stati un ascolto poi non tanto sporadico? E che dire di fenomeni quali Neurosis ed Envy (questi ultimi soprattutto per quanto concerne il cantato)? Siamo sicuri che il fatto di catalogarli nell'ambito post-black non diventi un limite per un'uscita e una realtà siffatta?

"Al Azif" è tutt'altro che una storia semplice da raccontare: come solitamente avviene quando ci si avvicina a tale tipo di uscita, la prima impressione può fuorviare; sia la lunghezza dei brani quanto i cambi repentini d'umore e di stile, che difficilmente potranno essere digeriti da coloro che seguono il mondo black in maniera ortodossa, potrebbero tenere alla larga un numero di metallari imprecisato, per il semplice motivo che di metal e nero nell'accezione classica dei termini qui ce n'è davvero poco. È un lavoro che però al contrario di molti altri al limite con il melenso e dotati di aperture sventuratamente accomunate allo shoegaze si erge sulla massa, per l'abilità con la quale, grazie all'aumentare dei giri nello stereo, permette all'ascoltatore di entrare pienamente in contatto con le minuzie e la visione a tratti gelida del suono. Nell'attimo in cui quest'ultimo punta i piedi, sfoderando la sua natura più reattivamente acida, infligge delle pesanti sferzate di livore capaci d'infrangere le partiture legate all'aspetto fantastico, coniugando sogno e incubo internamente alla stessa sfera esecutiva; un esempio lampante di tutto ciò avviene nelle quarta canzone "Rue D'Auseil".

La produzione è leggermente più ruvida rispetto a quelle che hanno standardizzato la scena post e personalmente la preferisco, poiché offre un ulteriore sostegno emotivo a un album che — pur visitando lande che preferirebbero una dose di pulizia dovuta — acquisisce una quantità di buio interessante.

I The Great Old Ones sono una promessa che potrebbe divenire al più presto una conclamata realtà. "Al Azif" è una brillante prima prova e un biglietto da visita rassicurante sulle intenzioni della band, è un invito ad addentrarsi in un mondo fascinoso e nel quale perdersi è un piacere che a doppio filo si collega all'oblio. Se ciò vi aggradasse, ascoltarlo o meglio ancora acquistarlo sarebbero per voi azioni alquanto naturali. Non perdeteli di vista.

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