THE HEAVY EYES – Heavy Eyes

THE HEAVY EYES – Heavy Eyes

Informazioni
Gruppo: The Heavy Eyes
Titolo: Heavy Eyes
Anno: 2011
Provenienza: U.S.A.
Etichetta: Autoprodotto
Contatti: myspace.com/theheavyeyes
Autore: Mourning

Tracklist
1. 5%
2. Pinwheels
3. Iron Giants
4. Voytek
5. Wax Apple
6. Where Is Wilder
7. It’s Been So Long
8. In Need
9. Drifter
10. Supermoon
11. Wolf Tickets

DURATA: 40:20

Il mondo è bello perché vario, il mondo della musica sta provando a divenirlo definitivamente.
Il fatto che oggi molte band rilascino i propri lavori su internet tramite siti come Bandcamp e Souncloud ha sviluppato un circuito d’ascolto e di raccolta del materiale molto più ampio, questo ha permesso anche al bacino d’utenza di rimpolparsi, in tanti si sono avvicinati quindi a generi per loro sconosciuti sino a poco tempo fa grazie alle scoperte “internettiane”.
Come catalogare i The Heavy Eyes se non fra le “stelle” celate agli occhi di tanti? È stata la solita insonnia, la lettura di un paio d’articoli sui siti specializzati in stoner/rock “et similia” e la voglia di avere nelle orecchie ancora una volta quel sound tanto retrò quanto attualmente in voga che mi hanno spinto alle tre e passa del mattino a visitare la loro pagina Bandcamp per poi gettarmi voracemente sullo streaming dei due lavori antecedenti al debutto, “The Heavy Eyes” e il promo di quattro pezzi precursore dell’album che adesso è stato partorito con il semplice titolo di “Heavy Eyes”.
Quaranta minuti di rock che coinvolgono al proprio interno figure immortali quali sono i Led Zeppelin e gli scatenati “nerd” indomabili denominati Fu Manchu, avvolgeteli nel blues, innalzate un muro di psichedelia “drogaticcia”, ondate che immergono il vostro essere in un fuzzy “groove” inebriante e una innocente genuinità che pervade ogni singolo istante della release, fatene la somma e sarete sicuri d’aver incrociato “Heavy Eyes”.
La voce mi ha ricordato una contaminazione fra Scott Hill e Chris Ballew, un personaggio particolare, com’è particolare del resto la sua band, parlo dei The President Of U.S.A., in alcuni momenti la pronuncia e il modo nel quale si avventurava sui pezzi mi hanno suscitato questo strano, inatteso ma divertente deja vù anche se la tonalità è più bassa rispetto a quella di entrambi i cantanti chiamati in causa.
Non un buco, non un calo di tensione, non una nota sbagliata in una scaletta che comprende undici canzoni una più bella dell’altra e della quale non posso evitare di segnalare hit come “Voytek”, fantastica nel suo prendere il meglio nelle fasi di transizione fra una scanalatura e la successiva offrendo un buon numero di riff e una ritmica fasciante, “Drifter” nella quale il ruolo del basso diviene prominente e febbricitante e l’ultima “Wolf Tickets”, una sorta di montagna russa per chitarristi che non ha la minima intenzione di mantenere un rifforama statico e lo stampa in maniera chiara e diretta suggellando la fine di un “Heavy Eyes” che rasenta la perfezione.
Tripp Shumake, Wally Anderson, Eric Garcia, tre ragazzi di cui sentiremo parlare, del quale mi auguro di ricevere notizie incoraggianti anche per quanto riguarda il supporto di una label per un progetto musicale valido, stupendamente realizzato per quanto concerne la parte suonata e quella legata ai fattori di produzione (sound, volumi etc… etc…).
Lasciare un gruppo come i The Heavy Eyes senza un contratto sarebbe davvero un reato imperdonabile, supporto totale!

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