THE HOWLING VOID – Runa

 
Gruppo: The Howling Void
Titolo: Runa
Anno: 2013
Ristampa: 2014
Provenienza: U.S.A.
Etichetta: Avantgarde Music
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TRACKLIST

  1. Irminsûl
  2. Nine Nights
  3. The Wolf And The Eclipse
DURATA: 24.55
 

Quarto passaggio su Aristocrazia per la creatura di Ryan Wilson, in arte The Howling Void. Dopo un esordio col botto, un secondo lavoro più che buono e un paio di album non indimenticabili ("The Womb Beyond The World" e "Nightfall"), Avantgarde Music ci dà la possibilità di mettere le mani sulla riedizione dell'EP "Runa", originariamente pubblicazione indipendente del 2013. A giustificare questa nuova edizione c'è l'arricchimento, oltre che di un'ottima confezione in digipak impreziosita dalla copertina di Tryfar (Asofy), di un brano aggiuntivo e — ovviamente — la più facile reperibilità data dalla distribuzione di un'etichetta come quella milanese.

I tre brani qui contenuti rappresentano un temporaneo accostamento dei classici toni funeral doom cui Ryan ci ha abituati nel corso degli anni in favore di un'esplorazione di toni più melodici e particolari, che a tratti oserei definire folk. Beninteso, non nel senso di chitarre acustiche e vocine melliflue, ma nell'interpretazione più vicina a Nest e Wardruna. Specialmente nell'iniziale e corposo "Irminsûl", brano più personale e riuscito del lotto, Wilson consegna melodie cupe, dal forte misticismo e di grande fascino; dieci minuti (ma in generale tutto un EP) in cui la voce non svolge che un ruolo di cantilenante supporto e la chitarra funge da base oserei dire accessoria, lasciando il palco a percussioni e tastiere. Nei due pezzi successivi la sei corde riacquista quasi gradualmente il proprio trono, ma mai del tutto e mai riuscendo a scacciare influenze e contaminazioni altre.

In contrapposizione alla riuscita di riff e melodie, c'è qualche inevitabile insicurezza da parte del Nostro nell'approcciarsi a generi e soluzioni cui non è proprio avvezzo, tradottesi in particolare nell'eccessiva monotonia e omogeneità delle composizioni. Ryan tratta infatti il trittico di "Runa" come un normale lavoro funeral, dando alle stampe sette, otto, dieci minuti di canzone, tempistiche canoniche per il genere di riferimento, tuttavia un po' eccessive quando si cerca di mettere in campo qualcosa di diverso. Allo stesso modo, un solo riff può bastare per un quarto d'ora in un album di genere, ma date le forti contaminazioni, anche quell'aspetto avrebbe potuto essere maggiormente curato.

In conclusione, sicuramente "Runa" meritava una ristampa, perché nonostante alcuni limiti (comunque affatto pregiudizievoli nell'economia generale dell'EP), si tratta di un brillante tentativo di uscire dal seminato, di rimettersi in gioco, o anche solo di prendersi una pausa dalla solita routine e lanciarsi in qualcosa di diverso.

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