THE KILIMANJARO DARKJAZZ ENSEMBLE – From The Stairwell

 
Gruppo: The Kilimanjaro Darkjazz Ensemble
Titolo: From The Stairwell
Anno: 2011
Provenienza: Olanda
Etichetta: Denovali Records
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TRACKLIST

  1. All Is One
  2. Giallo
  3. White Eyes
  4. Cocaine
  5. Celladoor
  6. Cotard Delusion
  7. Les Etoiles Mutantes
  8. Past Midnight
DURATA: 01:02:40
 

Esistono formazioni veramente geniali, che hanno una mentalità talmente incentrata sul viaggiare al di fuori del mondo costituito da routine e schemi ripetuti da permettere all'ascoltatore di voltare le spalle alla propria vita per un attimo. I The Kilimanjaro Darkjazz Ensemble non sono più un nome nuovo nella scena sperimentale, bensì una solida verità in musica, attiva dal 2000 e con uno splendido debutto eponimo rilasciato nel 2006, bissato nel 2009 con "Here Be Dragons", ponendo basi durature per un futuro in crescendo.

Il progetto nato dalla mente dei musicisti Jason Köhnen e Gideon Kiers è di quelli che fanno sognare e permette alla musica di assumere una forma visiva, non è un caso che il tutto abbia preso inizio quando decisero di reinterpretare colonne sonore di film storici quali "Nosferatu" di Murnau e "Metropolis" di Lang. Il territorio musicale solcato dai T.K.D.E. è quanto di più vario ci si possa attendere: jazz, trip hop, elettronica (Jason è conosciuto anche come Bong-ra, pseudonimo che utilizza per le uscite breakcore), ambient e il post nelle sue sfaccettature più intime e fluttuanti si combinano, shakerano e giungono a collisione all'interno di brani che fanno dell'atmosfera soffusa il loro dogma. Alcuni frangenti invece diventano decisamente retrò, inanellati con gusto e percezione del tempo che fugge.

L'album è scuro, sommesso ed elegante. La batteria viene picchiata, utilizzando le spazzole — pulita e precisa nei cambi di tempo — che si muovono accompagnate dal basso al di sotto di melodie che al pari di espressioni facciali mutano la loro istintiva apparizione, affievolendo o rinforzando quella sensazione di curiosità e paura che si ha durante una caduta nel vuoto. Il calore scuro della suadente quanto inquietante voce di Charlotte Cegarra è la linea guida di canzoni come l'apertura "All Is One" e "White Eyes", mentre la performance del sassofonista e clarinettista Coen Kaldeway esalta "Giallo". E che dire di "Cocaine", minimalistico pensiero industrial condito da echi spettrali? Fantastica.

Il disco rivela la sua essenza minuto dopo minuto, l'elettronica ha per lo più lasciato il campo libero a scelte più classicamente jazz, alle varianti più post-rock contenute nel trittico "Celladoor" (in cui vi è la partecipazione del trombettista Eirìkur Orri), "Cotard Delusion" e "Les Etoiles Mutantes", e stranamente si concede una lunga digressione tendente al drone nella finale "Past Midnight", che probabilmente accorciata di un paio di minuti sarebbe stata più gradevole e meno stiracchiata come chiusura.

Musicalmente è difficile criticare una creatura simile, la stranezza e la non complessità apparente della proposta sono sempre state le qualità che permettevano ai più di avvicinarsi, scoprendone di volta in volta il valore nascosto. L'unico appunto è legato al comparto ambientale che in certi casi risulta discontinuo e disallineato a livello umorale: per un viaggio in discesa attraverso la tromba delle scale vi è una presenza dolciastra e quasi di compagnia in alcuni casi fuorviante al cospetto di una caduta melancolica, ma che dovrebbe acuire la discesa con emozioni più intense e dalle tinte maggiormente annerite.

I The Kilimanjaro Darkjazz Ensemble sono un'esperienza da provare: non riusciranno quasi mai a far collimare le idee di due appassionati proprio per l'approccio talmente coinvolgente nell'intimo da istigare giocoforza l'istinto e l'emozionalità di chi porge l'orecchio alla loro musica. Non esistono vie di mezzo, è arte che si ama o si odia, si approfondisce sviscerandola o la si mette di lato perché non vi si entra in contatto. Decidete quale sia in tal senso la vostra preferenza, ascoltateli più volte e chissà che il rimbombare in testa non riesca a far ricredere anche i più scettici.

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