THE LOVING TONGUE – Shadows Of Innocence

THE LOVING TONGUE – Shadows Of Innocence

 
Gruppo: The Loving Tongue
Titolo:  Shadows Of Innocence
Anno: 2009
Provenienza:  Australia
Etichetta: Autoprodotto
Contatti:

Facebook

 
TRACKLIST

  1. Tears Of A Unicorn
  2. Say That You Run
  3. Temple Of Love
  4. Written In The Stars
  5. Marching On
  6. Eliza
  7. Lady Of All Seasons
  8. Will You See Heaven
  9. Look Out Jack
  10. Heaven And Hell [cover Black Sabbath]
  11. Mozart Blues
  12. She Drinks The Darkness
  13. Queen's Lament
  14. Hard One To Love
DURATA: 01:16:11
 

Sono anni ormai che ho rivalutato la mia posizione sull'heavy metal, nel periodo dell'adolescenza ero uno di quelli che non amava particolarmente il genere, suppongo che l'istinto e forse la voglia di andare oltre venisse ben ripagato dai settori più estremi. Con l'avanzare degli anni ho però trovato quel feeling che mancava, ho iniziato a provare un amore sincero verso le radici del metal che è uno dei punti cardine della mia vita.

Gli australiani The Loving Tongue sono la risposta ai tanti gruppi heavy che viaggiano oggigiorno su velocità stratosferiche, produzioni iperpulite e forzature di clichè a valanga. Attivi dalla prima metà degli anni Novanta, è solo con l'ultimo "Shadows Of Innocence" che ho avuto il piacere di conoscere la loro musica, un misto fra anni Settanta e Ottanta di heavy/prog a cui una forte componente teatrale — legata in particolar modo alla prestazione dietro il microfono del cantante e chitarrista Jimmy Petkof — dona un fascino particolare.

L'album racchiude in sé settantasei minuti di musica ed è una prova alquanto dinamica. I The Loving Tongue non amano fossilizzarsi, hanno parecchie frecce al loro arco e le influenze del background che li ha allevati sono riconoscibili e più che piacevoli incastonate in brani che passano dalla N.W.O.B.H.M. a King Diamond, dai Black Sabbath, ai Rainbow e ai Manowar brillando di una luce che più classica non si può.

La traccia d'apertura "Tears Of A Unicorn" è una solida rappresentante di ciò che ho enunciato nel rigo più su, lavoro di riffing prestante, melodia a go go e suono retrò molto settantiano come origine ne fanno un biglietto di presentazione di quelli che ti fanno star bene, se poi ci trovi a seguire una "Say That You Run" che ti fa pensare ma siam sicuri che non l'abbia scritta Blackmore 'sta qui?, ecco la conferma che avremo tanto di buono d'ascoltare.

Immagino alcuni vecchi defenders, amici ultraquarantenni, che al suono di una ballata come "Written In The Stars" sentiranno l'orologio biologico andare indietro impazzito di oltre un ventennio, aumentando il volume per "Marching On" fiera, marziale, minacciosa al pari dei Manowar che furono, potrebbe venir voglia di alzare il pugno contro il cielo e che dire delle passionali tinte folkloristiche di "Eliza" o della buonissima prova di Jimmy in "Will You See Heaven", la sua voce riporta alla mente un paio di cantanti noti, non vi svelo chi sono, ascoltatela, sarà abbastanza semplice e piacevole individuarli.

Per quanto in scaletta molti degli episodi possiedano un taglio ben definito e apprezzabile soprattutto dagli aficionados di certe sonorità, la spinta fornita da "Look Out Jack", canzone che vede a guida del comparto vocale il bassista Big Tom Petkoff, fa assumere una forma a la Motörhead inaspettata, ma che sa il fatto suo. Poteva poi mancare il tributo alle divinità? Non sia mai, quindi via una più che discreta versione del classicone "Heaven And Hell" dei Black Sabbath con Ronnie James Dio dietro al microfono.

Pensate ai The Loving Tongue come a degli amici, una band fatta per suonare, vivere e interpretare gli anni che hanno fatto grande il metal dando il loro appassionato apporto, sono dei buoni musicisti e anche la produzione in "Shadows Of Innocence" non è per nulla male, il complesso è sicuramente positivo.

Dischi di questo tipo sono la riprova che il Metal ha ancora un'anima genuina e verace che sopravvive al business, alle mode o a qualsiasi forma di svendita della propria essenza, se siete alla ricerca di tutto ciò, questi australiani fanno decisamente al caso vostro.

Facebook Comments