THE MONOLITH DEATHCULT – V2 – Vergelding

Gruppo: The Monolith Deathcult
Titolo: V2 – Vergelding
Anno: 2018
Provenienza: Olanda
Etichetta: Human Detonator Records
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TRACKLIST

  1. Planet Wrath
  2. Dawn Of The Planet Of The Ashes
  3. Come Forth Lazarus
  4. Fist Of Stalin
  5. The #Snowflake Anthem
  6. Rise Of The Dhul-Fakar
  7. Die Glocke [traccia bonus live]
  8. The Furious Gods [traccia bonus live]
DURATA: 47:01

I Monolith Deathcult, anche conosciuti come quei tizi che fecero scoprire al mondo quanto il death metal potesse essere dissennatamente tamarro: Trivmvirate ha ormai tagliato il traguardo del decimo anno di età, ma ancora “Wrath Of The Baa’th” accompagna ogni metallaro zarro nel suo percorso di vita. A un decennio esatto di distanza, ritroviamo l’allora quartetto e oggi trio di Kampen ancora alle prese con scorribande in un misto di storia, ironia e riff grossi come trattori, sempre conditi da un forte interesse per gli avvenimenti del Novecento, con particolare riguardo per guerre, dittature, distruzioni e oppressioni religiose.

V2 – Vergelding, come suggerisce il suo prefisso, è il secondo album di una trilogia iniziata diciotto mesi fa con V1 – Versus e che avrà idealmente termine tra altrettanto tempo con l’ipotetico V3. Questo blocco di album così ravvicinati, lontanissimi dallo standard di pubblicazione cui ci hanno abituati nei passati quindici anni, è stato chiamato dagli stessi TMDC sul loro Bandcamp Tragica Trilogia, ma anche Titanica Trilogia del Terrore. In fondo, si tratta semplicemente di una scelta oculata di Michiel Dekker e soci per cercare di non rimanere più fuori dai giochi per interi lustri, e sforzarsi di pubblicare album più brevi e ravvicinati tra loro, così da venire incontro alle esigenze del pubblico digitalizzato dell’era moderna; di questo e di tanto altro abbiamo parlato anche in una (troppo) lunga intervista, per cui qui mi limito a dire che BEH. Vergelding regala enormi soddisfazioni. Non solo perché i TMDC regalano sempre genericamente soddisfazioni, ma anche perché, come Versus, album più brevi permettono effettivamente alla formazione olandese di essere più fruibile e meno impegnativa.

Un disco come Tetragrammaton, per bello che fosse, soffriva il peso di tutti i suoi 59 minuti, mentre Vergelding, durando poco più della metà (senza contare le due registrazioni dal vivo al Graspop 2017 dei brani di Versus, usate come bonus) è tutta un’altra storia: c’è la possibilità di scapocciare, pestando i piedi da veri coatti con “Fist Of Stalin” e di ridere come imbecilli guardando il video di “Dawn Of The Planet Of The Ashes”, che sembra un remake brutto di Doom finché non ti accorgi che in realtà ci sono i commando israeliani. E i Monolite Morteculto, è proprio il caso di dirlo, sul breve danno il meglio di sé: come l’anno scorso “Die Glocke” e “The Furious Gods” erano i migliori momenti dell’album, così i singoli stavolta su V2, ma allo stesso tempo non c’è una tale netta discontinuità tra i picchi e le pianure di questa mezz’ora di musica.

Tutto ciò senza avere ancora ribadito l’ovvio: il death metal dei Monolith Deathcult è tra le cose più divertenti, brillanti, originali e assolutamente pacchiane che possano mai passarvi per le casse. Assoli assurdi, sintetizzatori assurdi, ritornelli assurdi e un’autoironia che farebbe invidia a Peter Steele stesso. Si tenga alla larga qualunque fan dell’old school, del modo classico di fare le cose (qualsiasi cosa), perchè gli Olandesi non vogliono saperne di darsi una regolata. Ora torno a scoprire chi ha vinto tra i Nakam e le Spose di Allah.

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