The Monolith Deathcult - V3 - Vernedering

THE MONOLITH DEATHCULT – V3 – Vernedering

Gruppo:The Monolith Deathcult
Titolo:V3 – Vernedering
Anno:2021
Provenienza:Olanda
Etichetta:Human Detonator Records
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TRACKLIST

  1. Infowars
  2. Connect The Goddamn Dots
  3. Gone Sour Doomed
  4. Vernedering
  5. Blood Libels
  6. The White Silence
  7. They Drew First Blood
  8. L’Ouverture De Morose
DURATA:54:16

Rispetto ai programmi che si erano prefissati qualche anno fa, i The Monolith Deathcult non sono stati poi troppo precisi. La trilogia V doveva essere un modo per il trio di pubblicare tre album brevi a distanza ravvicinata, uno ogni anno per non più di trentacinque o quaranta minuti di musica ciascuno. Risultato: V3 – Vernedering arriva a quasi tre anni di distanza da V2 – Vergelding e dura un’ora, ma il gruppo di Kampen è un po’ come il Natale di Renato Pozzetto, quando arriva arriva. Soprattutto perché quando arriva, come arriva.

La conclusione di questa trilogia tutta pazzerella se possibile è ancora più sopra le righe delle due parti precedenti, ancora più eccessiva e ancora più trollona, tanto musicalmente quanto dal punto di vista concettuale, segno che i Monolith Deathcult non hanno la minima intenzione di risparmiarsi né di risparmiare qualcuno o qualcosa. Dopo Versus e Vergelding (rappresaglia), è il momento di Vernedering (umiliazione), e il primo brano, nonché sottotitolo dell’album, nonché primo singolo pubblicato, la dice lunghissima. A corredo di “Connect The Goddamn Dots” nel libretto, una citazione sugli alternative fact di Kellyanne Conway, a lungo consulente di Trump durante la sua presidenza. Il brano in sé, otto minuti di delirio industrialoide con arrangiamenti pomposissimi e pacchianissimi, si divide tra riff grossi come palazzi e tamarri quanto un adolescente di Cinisello Balsamo e un testo che trolla platealmente terrapiattisti e complottisti, tanto da nominare direttamente il caro vecchio George Soros.

Segue “Gone Sour, Doomed”, che in pieno stile TMDC cambia totalmente registro e parla di tutt’altro. Sette minuti di follia che tirano in ballo Bill Hodges, detective protagonista di una trilogia di romanzi di Stephen King, il fiume Waal e i Grandi Antichi della mitologia lovecraftiana, uniti in una grande orgia di cultura pop e scelte kitsch. Man mano che il disco prosegue, Dekker, Kok e Altena inanellano una serie di citazioni e riferimenti totalmente schizofrenici: ci sono citazioni dal Levitico e di Stuttering Bill Denbrough (protagonista di It, altro romanzo di Stephen King), riferimenti all’assedio di Stalingrado e a Rambo e un container di altre cose assolutamente improbabili disseminate qua e là. Tutto costruito alla Monolith Deathcult maniera, cioè nel caos più totale e senza mai prendersi sul serio.

Il death metal che ha contraddistinto il gruppo olandese nei primi anni di carriera non è ormai che un lontano ricordo, e per quanto la matrice sia sempre rintracciabile da quelle parti, la proposta dei Monolith Deathcult ormai da anni rifugge una reale classificazione, e Vernedering non fa che accentuare questo aspetto di totale anarchia musicale. Sintetizzatori, strutture solo lontanamente vicine alla forma canzone, campionamenti, il trio fa di tutto e di più infischiandosene beatamente di tutto e tutti. Vernedering non è un album perfetto, e a tratti spunta un po’ di autoindulgenza di troppo (bello prendersi per il culo, ma trenta secondi di voce fuori campo per dire che gli album della band sono causa del riscaldamento globale lasciano un po’ il tempo che trovano), ma questi sono i TMDC, questa è la loro visione assolutamente eccessiva e strafottente del mondo e questo è ciò che mettono in musica. Se fossero diversi non mi piacerebbero così tanto.

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