THE NOSEBLEED CONNECTION – Nosebleeders

 
Gruppo: The Nosebleed Connection
Titolo:  Nosebleeders
Anno: 2011
Provenienza:  Italia
Etichetta: Autoprodotto
Contatti:

Facebook

 
TRACKLIST

  1. 3.32
  2. Your Game Is Over
  3. Surface/Yourself
  4. Jonestown
  5. Shiva Lies
  6. Superpower
  7. Scum Of The System / The State Of Piranhas
  8. One Love
  9. Through The Venom
  10. The Grip Of Steel
DURATA: 31:35
 

Faccio la conoscenza dei Nosebleed Connection soltanto all'alba del loro terzo album, anzi ormai più di un anno dopo l'uscita di questo, grazie al lavoro promozionale della nostrana Necrotorture, e mi rammarico di non aver incrociato prima la strada del quartetto di Palestrina.

I lidi del punk/hc non sono mai stati il mio forte, ma questo "Nosebleeders", così felicemente ibrido, riesce ad essere nel lettore per la dodicesima volta nel giro di quarantott'ore; la giusta commistione tra il rifferama metallaro e la scuola hardcore, il perfetto bilanciamento tra i cori classicamente punk e lo sporco cantato "groovy", la durata contenuta, i tempi della batteria, ora dettati da tom e rullante, ora dal doppio pedale, tutti gli elementi sono al posto giusto. Prima di creare fraintendimenti: no, non stiamo parlando di un disco che rivoluzionerà le sorti della musica, ma sì, ciò che abbiamo davanti è un prodotto di genere confezionato con una cura, una sapienza e una concretezza che potrebbe e dovrebbe essere presa ad esempio da molti, moltissimi gruppi che oggi si lanciano nell'avventura di una band senza avere le idee chiare (ammesso e non concesso che le idee ci siano).

"Nosebleeders" è l'esempio perfetto di come l'elemento necessario per la buona riuscita di un disco non siano le idee innovative, bensì sapere quale strada seguire, avendo coscienza dei propri mezzi. In questa mezzora di musica troviamo tracce di Napalm Death, Pantera, Hatebreed e hardcore della Capitale, tutte amalgamate nel dare ai dieci, veloci pezzi dell'album un sound definito e compatto. Dal minuto e mezzo preciso di "Through The Venom", con cori punk e puntate di growl, alla più lunga e articolata "Scum Of The System…", in cui trova spazio anche un insolito assolo, non c'è un solo episodio in cui la tensione cali o un elemento si ritrovi a predominare a discapito degli altri.
Non ho modo, non avendo i testi dell'album, di analizzare l'aspetto lirico, ma titoli come "Jonestown" o il già citato "Scum Of The System…" e l'artwork che accompagna il lavoro (un collage su toni ocra e seppia di volti di personaggi passati e presenti, tra cui Bin Laden, Saddam, Ahmadinejad e, se non vado errato, lo stesso Jim Jones) lasciano poco spazio ai dubbi circa le tematiche sociali e antropologiche del platter.

Ora spero in una salita dei quattro romani nelle terre del Nord, così da poter assaporare la loro proposta anche dal vivo, situazione tipicamente congeniale al genere in questione; nel caso voi che leggete abbiate modo di testare le competenze dei quattro su di un palco, non esitate e fateci sapere. Nell'attesa, speriamo che qualche etichetta si renda conto che non ristampare autoproduzioni di questo livello e segregarle al formato digitale è, per usare un termine tecnico, una stronzata. 

Facebook Comments