THE PROVIDENCE – Horror Music Made In Hell

 
Gruppo: The Providence
Titolo: Horror Music Made In Hell
Anno: 2011
Provenienza: Italia
Etichetta: Audio Ferox
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TRACKLIST

  1. Coming You
  2. Tarot For The People Train
  3. Interlude For The Dead
  4. Take A Look Through The Hills
  5. Never Sleep Again
  6. Tall Man
  7. Everynight Comes The Blind
  8. Slasher
  9. We Eat You At Midnight
  10. Cursed
  11. Death Bag
  12. Don't Go To Town
  13. Rosemary
DURATA: 48:18
 

È giunta l'ora anche per il progetto sardo The Providence di sfornare l'opera di debutto. Il buono ma altrettanto malefico creatore Bloody Hansen ha racchiuso in "Horror Music Made In Hell" la recente storia del gruppo: sono stati compresi infatti i brani dei due promo, "The Fear Remain The Same" e il successivo "The Seven Gates Of Providence", recensito al tempo dal sottoscritto.

L'ossatura della musica ha quindi basi più che solide: è l'amore incondizionato per la filmografia horror, per il rock-prog e l'heavy dark del periodo ottantiano a fornire i riferimenti sonori sui quali si muovono i brani e il fattore atmosferico è fondamentale più che mai. Come si potrebbe intitolare un album "Horror Music Made In Hell" se non portasse con sè una massiccia dose d'inquietudine, ansia, ossessività, angoscia e tutta quella gamma di emozioni e sensazioni che conducono allo smarrimento e allo sconforto, spalancando le porte in direzione dell'oblio? È questa la forza delle tracce: immergere l'ascoltatore in un mondo a scompartimenti in cui ogni singola esecuzione innalza lo stato d'adrenalina scaturito da alcuni dettagli primordiali, l'emanazione di una costante aura scura pronta a far scattare in noi chissà quale reazione.

Le canzoni che si aggiungono a quelle già note sono quattro: "Coming You" e il trittico finale che vede una dietro l'altra "Death Bag", "Don't Go To Town" e "Rosemary". La prima ci conduce all'interno del pianeta horror dei The Providence, è disturbata e si lega a certe soluzioni sonore usate da case produttrici di videogame. "Death Bag", nel suo trascinarsi quasi singhiozzante infarcito da vari campionamenti (pianti, urla, frasi recitate), riporta alla mente le ambientazioni del periodo anni Sessanta e Settanta; più triste e angosciante che violenta. La violenza comunque non si fa attendere, dato che "Don't Go To Town" utilizza in maniera torbida quella psicologica e realizza una ragnatela stringente, grazie al lavoro delle chitarre, all'assolo (unico e inaspettato all'interno del disco) e ai cambi di tempo che scandiscono l'andatura e aumentano la carica diabolica.

Capitolo a parte la lunga e conclusiva "Rosemary", dieci minuti di musica che offre di tutto e di più: sembra una vera e propria fiera, nella quale Bloody Hansen mette alla mercé dell'orecchio nenie e accenni demoniaci, chitarre elettriche e aperture in acustico; sei corde fra l'altro pronte a dar vita a un riffing che tende a formare una struttura complessa, incastrandosi con i cambi di ritmo, che fa delle emozioni messe in gioco il collante che tiene in piedi la baracca. Forse è stata calcata un po' la mano in quest'ultimo episodio, che leggermente snellito nel minutaggio avrebbe probabilmente reso di più.

Bloody Hansen è ormai avviato e ha imboccato la strada più consona. Certamente in alcuni casi la ripetitività di certe soluzioni potrebbe divenire un'arma a doppio taglio; inoltre gli auguro di trovare un batterista umano, magari turnista, in modo da inspessire ulteriormente le basi già ben piantate di questo progetto.

Siete appassionati di cinema e prediligete l'horror? Amate le colonne sonore lugubri? "Horror Music Made In Hell" non può passarvi inosservato, seguite le vicissitudini di questa realtà nostrana, da parte mia ha il pieno supporto.

 

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