THE SECRET – Agnus Dei

Gruppo:The Secret
Titolo:Agnus Dei
Anno:2012
Provenienza:Italia
Etichetta:Southern Lord Recordings
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TRACKLIST

  1. Agnus Dei
  2. May God Damn All Of Us
  3. Violent Infection
  4. Geometric Power
  5. Post Mortem Nihil Est
  6. Daily Lies
  7. Love Your Enemy
  8. Vermin Of Dust
  9. Darkness I Became
  10. Heretic Temple
  11. The Bottomless Pit
  12. Obscure Dogma
  13. Seven Billion Graves
DURATA:43:34

I triestini The Secret non hanno bisogno di essere presentati, essendosi guadagnati il rispetto e il supporto da parte di una numerosa schiera d’ascoltatori, rilasciando dischi di buono/ottimo livello uno dietro l’altro. Eravamo rimasti a Solve Et Coagula, terzo capitolo della loro discografia e quello della grande svolta con l’entrata nel roster della Southern Lord, li ritroviamo a due anni di distanza ancora in compagnia dell’etichetta di Greg Anderson e con un Agnus Dei pronto a far parlar di sé.

Definire cosa suonino i The Secret è un’impresa, è musica estrema e altamente contaminata, sempre più veloce, incalzante, irruenta, demolitrice. Le canzoni serrano i ranghi in maniera costante, l’influenza black, che in passato onestamente trovavo quantomeno labile, è adesso più presente. Volendo fare un tentativo, dovreste immaginare una serie di band come Converge, Cursed, Trap Them, Wolfpack, Birth A.D., Funeral Mist, Katharsis e Darkthrone (e la lista potrebbe continuare ancora e ancora) frullate insieme e otterreste la proposta, comunque alquanto personale sia per la tipologia d’impatto che per la modalità d’esposizione offerta. Oggi i The Secret sono questo, ma l’evoluzione è conclusa? Chissà… “What is the price of the truth is this the punishment for asking for it.”

Agnus Dei è una fucilata continua, un massacro subito con assiduità da bordate che attingono dal grindcore, dal crust, dal powerviolence, dal thrash/crossover più rozzo e scartavetrante sino a giungere ai limiti del black; è farsi infettare da sonorità “noise” disturbanti, è un dilaniarsi voluto che traccia dopo traccia scarnifica. Dalla prima traccia eponima fino a “Darkness I Became” il disco non lascia scampo e quando si è di fronte a tanta negatività divenuta pura rabbia incontrollabile si rimane schiacciati:

Where negativity was born
it’s never too lato to abort
You’re in danger
Be aware
My hate will never end.

Eppure un minimo di distensione, seppur ancora frastornati dai segni dello scontro appena conclusosi, ci giunge con “Heretic Temple”, pezzo che concentra gli sforzi in direzione atmosferica ammorbando e impestando l’ambiente con l’odore della morte, è la pausa offerta al condannato prima di essere definitivamente soppresso. Di lì a poco infatti, prima con “Bottomless Pit” e successivamente con “Obscure Dogma” e la lunga e tortuosa “Seven Billion Graves”, traccia nella quale il basso di Lorenzo Gulminelli diviene distorto all’inverosimile, la rovina sarà di fronte all’uomo. Nell’ultimo episodio, dopo ben quattro minuti di assoluto e snervante silenzio, una solenne e nera celebrazione s’innalza tramite l’utilizzo di chitarre dissonanti, il lavoro di batteria è minimale e teso a esaltare quel momento infinito di decadenza in presenza del Cupo Mietitore, come si fosse dinanzi al giudice che ha appena emesso una sentenza irreversibile. La carneficina diviene giudizio, la fine è pervenuta amara e incontrastabile.

Sarò sincero fino in fondo, Solve Et Coagula mi era piaciuto, ma non l’avevo trovato quel capolavoro che in tanti osannano, con questo Agnus Dei però la botta ricevuta è stata immane. Non sono stato rapito sin dalla prima volta che l’ho ascoltato, è servito del tempo, tuttavia ha acquisito di passaggio in passaggio credibilità sino a fermarsi in pianta stabile nel mio orecchio. Mai le trame di chitarre di Michael Bertoldini mi avevano conquistato e fatto provare delle sensazioni così maligne e la batteria di Tommaso Corte in passato non era stata così astiosa e dominante, mentre confermo che Marco Coslovich è un cantante che fa la differenza, pensiero che mi porto dietro da un po’.

La produzione affidata a Mr. Kurt Ballou nei suoi Godcity Studios, il mastering a cura di Alan Douches nei West West Side Studios e lo stupendo lavoro di grafica (un simulacro nel quale la Morte è sovrana) sono la ciliegina sulla torta per un album che merita l’acquisto.

Agnus Dei è senza ombra di dubbio fra le migliori uscite in ambito estremo del 2012, i The Secret ora più che mai sono a un passo dal divenire una realtà di culto, il futuro ce ne darà o meno conferma.

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