THE SEVEN GATES – Angel Of Suffering

 
Gruppo: The Seven Gates
Titolo: Angel Of Suffering
Anno: 2009
Provenienza: Francia
Etichetta: Heavy Artillery Records
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TRACKLIST

  1.  Angel Of Suffering
  2. Pressure
  3. Gehenna's Sword
  4. All Is In All
  5. The Serpent's Wheel
  6. Selen
  7. Quake Of The Hammer
  8. Temple Of Ashes
  9. No Salvation
  10. Kingdom Of The Lost
DURATA: 43:41
 

Dopo aver rilasciato il buon demo "All Is In All", i francesi The Seven Gates si presentano con la loro prima opera completa "Angel Of Suffering", uscita sotto l'ala protettrice della Heavy Artillery Records (Enforcer, Exmortus ecc). Chi si aspettasse un lavoro death metal di ultima generazione rimarrà deluso, i ragazzi ci danno dentro e sono dediti a un suono vecchia scuola. Le influenze di band storiche si pongono a vessillo di qualità, senza però snaturare la vena personale del gruppo che le sfrutta a dovere, integrandole e riproponendole in maniera più che degna. Si odono netti e graditi i richiami a formazioni note quali sono Morbid Angel, Deicide, Grave, Dismember.

Il disco si muove in direzione primi anni '90, dieci tracce che vogliono e pretendono di suonare vecchie, iniziando da "Angel Of Suffering", apripista dal riffing ridondante e spesso, seguita poi da "Pressure" con il suo incedere veloce e spacca-ossa che riesce a trovare al suo interno spazio per parti più liberamente allentate, in grado di dare quella giusta intensità e cattiveria.

Con "Gehenna's Sword" ci troviamo dinanzi al primo dei tre episodi del demo a cui è stata data nuova luce (gli altri due sono "All Is In All" e "Temple Of Ashes"), uno dei momenti migliori dell'intero cd è, nel quale l'anima Morbid Angel è forse più evidente, catapultandomi ai tempi di "Blessed Are The Sick". La prova del gruppo in questa traccia è magistrale, i riff sono quanto di meglio abbia ascoltato da un bel po' di tempo a questa parte, così come l'assolo che pervade il pezzo dopo il suo terzo minuto, prima che riprenda a scorrere così come iniziato, nella sua violenta esposizione.

Si rimane su standard qualitativamente alti anche con le successive "All Is An All" e "The Serpent Wheel", mentre "Selen" è il pezzo di rottura, uno strumentale che spacca i ritmi martellanti, un minuto e trenta di pausa che dà giusto il tempo di riprendersi, perchè con l'ingresso di "Quake Of The Hammer" si riparte di slancio. Il suono vira in direzione di lidi Dismember e passaggi che ricordano la formazione di Ola Lindgren, anche le linee vocali hanno decisamente cambiato rotta, sono meno sequenzialmente rapide, ma più evocative e profonde. "Temple Of The Ashes" è la traccia più thrash e dotata di una ritmica diversificata, ciò la rende particolarmente godibile.

Nella seconda metà del disco la matrice europea prende il largo, ridefinendo così il suono. "No Salvation" contiene ad esempio sia un rallentamento tipico della scuola death del nostro continente che un uso della melodia decisamente scandinavo, senza per questo perdere mordente, al contrario ne esce irrobustita, lanciandosi in un finale sparato. "Kingdom Of The Lost" conclude la prova, non aggiungendo né togliendo a quanto già esposto in precedenza; altra buona canzone che afferma il prevalere di scelte più europee rispetto a quelle oltreoceaniche.

I The Seven Gates riescono dove molti altri nell'ultimo periodo hanno fallito: creare un disco che sia di puro death metal, senza risultare iperscontati; un lavoro ben studiato e prodotto, nel quale ognuno dei musicisti coinvolti ha dato il proprio giusto apporto. La formazione francese non si propone di certo come innovatrice e per questo farà felice molti che amano il vecchio stile, a conferma di come si possa fare un buon album senza concentrarsi in maniera ossessiva sullo strumento.

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