THE THORN – Hermitage Of Non-Divine

THE THORN – Hermitage Of Non-Divine

Informazioni
Gruppo: The Thorn
Anno: 2008
Etichetta: Psycho Records
Autore: Mourning

Tracklist
1. Intro
2. Never seen before
3. Silent
4. Face the liar
5. Hypnotic confession
6. Afterthought
7. Night
8. Typical
9. Open whenever
10. Paradise (United states of arrogance)

DURATA: 50:22

THE THORN - Hermitage Of Non-Divine

La band polacca dei The Thorn è attiva sin dal 1992 ma ha visto premiare i suoi sforzi solo nel decennio successivo con l’uscita del primo full-lenght “Whenever”.
Sono passati sei anni da quel lavoro ed ecco che si rifanno vivi con questo “Hermitage Of Non Divine”.
Un disco moderno e carico di groove, dove l’influenza e lo sviluppo dell’ondata technical thrash ha lasciato il segno in maniera evidente.
La qualità tecnica elevata, le varianti continue e spesso spiazzanti e l’uso sia di parti al limite col death che melodiche e progressive danno possibilità a questo gruppo di entrare di diritto nella categoria di quella realtà che si amano/odiano.
Apre le danze “Never Seen Before” (anticipata da un breve intro) pezzo ipnotico e groovy in cui la voce spesso cambia aspetto alle volte disturbandosi con un filtro, altre diventando aggressiva e minacciosa non lasciando intentata la via del clean vocal, la base che la supporta è costantemente in mutazione seguendola ed accompagnandola in maniera eccellente.
L’episodio successivo “Silence” muove i suoi primi passi in una calma apparente che di lì a poco verrà spezzata da una repentina presa di posizione massiccia con il chitarrista che inanella riff su riff e sembra di tornare alla fine degli anni ottanta quando si ascoltavano band come Anacrusis, Believer, o per certi tratti i Sadus che facevano della tecnica un buon uso dando profondità, spessore e la giusta grinta ai brani senza renderli lezioni da eseguire fine a se stesse.
C’è anche una vena Death del periodo “Symbolic”/”The Sound Of Perseverance” nel riffing di questo pezzo.
La stessa “Face The Liar” nel suo essere mastodontica sa passare da attimi di presa facile ad alcuni più ricercati e diluiti, influenzata da un’anima a tratti Panteriana ma che racchiudere in quella sola piccola porzione d’ambito musicale sarebbe limitante.
Si va avanti e l’ascolto di “Hypnotic Confession”, “Afterthought” o “Night” ci confermano che la bontà compositiva del combo non ha fine, sperimenta e cerca d’incastrare soluzioni che siano sì personali ma che non snaturino il sound che hanno cucito su e che indossano in maniera conscia delle loro possibilità.
L’ultima delle tre citate sembra pescare a piene mani dai Voivod soprattutto per la sua vena psichedelica e l’assolo stilisticamente hard/rock.
“Typical” accenna una variante heavy più decisa nel suo incedere e nel suo lavoro chitarristico armonioso, è il pezzo meno violento ma fra i più belli del disco senza alcun dubbio.
Se si pensava ad un calo e quindi ad una conclusione in relax ecco che subito si viene smentiti da “Open Whenever” che decide di riportare su il numero dei giri prima che l’ultima (non di valore) “Paradise (United States Of Arrogance)” un connubio fra i migliori Metallica ottantiani di “Ride The Lightning” e un’esecuzione moderna che sa scattare di rabbia quando meno uno se l’aspetti ci prenda per mano sino alla nota che chiuderà i giochi.
Un’opera completa, suonata come si deve e che forse ha la pecca in certe parti di complicarsi la vita con alcune scelte prolisse ma che merita d’esser ascoltata e conosciuta.
La sua ricerca e la tecnica la rendono appetibile purtroppo solo ad alcune categorie d’ascoltatori ma nella vita si spera sempre che anche i più cocciuti old schooler fissati, ogni tanto si possano ricredere concedendo qualche possibilità in più.

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